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Abbonamenti Atac: rinnovo con arroganza

Dovendo rinnovare l’abbonamento annuale Atac categoria invalidi, chiamo lo 0657003 (infomobilità), per sapere come fare. Mi rispondono che, essendo un rinnovo, basta portare l’isee, tutto il resto è in archivio. Appare logico, e stamattina vado alla biglietteria per il rinnovo. Sorpresa! L’isee non basta, occorre la fotocopia di un documento, che la biglietteria non si sogna nemmeno da lontano di fare benché abbiano, dietro il vetro, tre belle stampanti multifunzione (quindi anche fotocopiatrici), e tonnellate di carta… e fin qui pazienza. Ma occorre anche il verbale della commissione di invalidità, guardate che ve l’ho portato l’anno scorso, osservo, l’originale, fra l’altro, e velo siete tenuti. Ne occorre un altro rispondono. Al telefono mi hanno detto che non occorreva. Lei non deve chiamare quei cretini dell’infomobilità, è la brusca risposta, doveva venire qui da noi e sentire cosa occorre. Sì, perché uno non ha niente di meglio da fare che attraversare tutta Roma per farsi la fila allo sportello e poi partire daccapo per il giro delle sette chiese… Chiamo nuovamente lo 0657003 da casa, faccio presente il problema e mi rispondono che quanto detto allo sportello è corretto, quindi chi ha risposto due giorni fa al telefono era veramente un idiota. Guardate, osservo comunque, che il verbale di invalidità l’avete voi, vi ho portato l’originale l’anno scorso e ve lo siete tenuti. Lei ce lo riporta tutte le volte che glielo diciamo noi, è la simpatica risposta, se non le sta bene faccia reclamo per iscritto con raccomandata a/r… Ho riattaccato perché mi è venuto voglia di uscire di casa e procurarmi un mitra per fare una strage. Secondo quel cialtrone, io dovrei sprecare tempo e denaro in un percorso volutamente tortuoso, per sentirmi poi rispondere, se mai otterrò risposta, con una fotocopia sempre uguale da dieci anni in qua, che dice che l’Atac sta investendo risorse in corsi di formazione per il proprio personale dove si insegna il corretto approccio con gli utenti, cioè l’educazione, visto che le loro madri non sono state capaci di tanta ardua impresa. Non crede qualcuno di doversi vergognare? Non crede che un invalido non prova nessun divertimento a girare su e giù per tutta Roma per appagare le sindromi da Marchese del Grillo (io so io e voi non siete un cazzo) dei pubblici dipendenti romani? Roberto Federici Roma

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