Cerca

L'Italia e il petrolio

L'Italia e il petrolio Scrivo questa lettera in risposta ad alcune affermazioni che ho avuto modo di ascoltare nella trasmissione 24 mattino andata in onda il 10/05/2013 su Radio24, intorno alle ore 8:30. Le affermazioni cui mi riferisco sono quelle del Vicedirettore di Libero, dott. Massimo De Manzoni. Premetto l'assoluta volontà da parte mia di non entrare in polemica con il giornale che lei dirige e con la sua redazione. Tuttavia, mi sento in dovere di replicare e prego gentilmente di voler pubblicare la presente o di fornirmi almeno una risposta. La trasmissione in oggetto può essere ascoltata in podcast al http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2&date=2013-05-10. Quanto affermato dal dott. De Manzoni, in sintesi, è: l'Italia ha enormi giacimenti di petrolio e gas, in pianura padana, Sicilia, e soprattutto nell'off-shore Adriatico. I giacimenti sarebbero così abbondanti (non certo come nel Kuwait e nemmeno in Norvegia) che i Croati ne avrebbero già iniziato l'estrazione, agevolati da una ridottissima burocrazia e molti meno problemi che in Italia. Addirittura, secondo il calcolo di alcuni esperti, peraltro non identificati dal dott. De Manzoni, se l'estrazione cominciasse subito, da qui a 10 anni, il nostro paese potrebbe ricavare 75 miliardi in più di quelli di cui si parla oggi per la copertura dell'IMU. I problemi che l'Italia ha nel portare avanti questi discorsi sono, sempre secondo il dott. De Manzoni, sempre quelli, cioè gli ambientalisti, i permessi, …., la volontà politica e per di più le 7 sorelle, che si sono sempre opposte al fatto che in Italia si faccia attività di estrazione di risorse fossili, perché questo ci porterebbe all'indipendenza energetica. Mi sento di replicare a queste affermazioni false e tendenziose del dott. De Manzoni, in qualità di geologa, ricercatrice presso l'Università D'Annunzio, cittadina, preoccupata seriamente della salute pubblica, e abruzzese. La prima falsità deriva dalle stime: come il dott. De Manzoni possa essere entrato in possesso di queste informazioni non è dato sapere. Ancora oggi l'interesse nell'off-shore Adriatico per quanto riguarda l'esplorazione è altissimo. La società inglese Spectrum Geo per es. ha chiesto l'autorizzazione al Ministero di avviare un programma di esplorazione del sottosuolo attraverso indagini sismiche che coinvolge l'intero Adriatico, nei limiti della competenza italiana, da Rimini a Lecce. E questo contrasta fortemente con quanto si afferma nella trasmissione radiofonica, perché in genere l'esplorazione viene condotta proprio al fine di stimare la posizione e i volumi di risorse fossili, quindi a priori dell'estrazione, prima di conoscere l'entità del giacimento. La seconda falsità, di conseguenza, è contenuta nella monetarizzazione di queste risorse. Se si ignorano i volumi, si ignorano anche i quattrini. Inoltre forse il dott. De Manzoni non è a conoscenza del fatto che quando viene autorizzata una concessione di coltivazione del giacimento, la sostanza estratta (petrolio o gas) diventa di proprietà della società responsabile dell'estrazione. Lo stato Italiano può auspicare soltanto un ritorno in termini di royalties, che per quanto riguarda l'off-shore, sono valutate al 4% dell'estratto, a meno di franchigie varie. Quello che vorrei spiegare al dott. De Manzoni è che l'Italia non è il Kuwait, perché non siamo nel deserto, e non è la Norvegia, che ha fissato le sue royalties (anche nell'off-shore) all'80-85% dell'estratto. Terzo aspetto. Informo il dott. De Manzoni che i giacimenti di “olio” che finora sono stati esplorati in Abruzzo, per citare uno degli esempi, contengono in realtà un bitume di pessima qualità, molto ricco in zolfo, e che avrà bisogno di un pre-trattamento (leggasi raffinazione) direttamente in loco, a 12 km dalla costa teatina, una delle più belle d'Italia, abitata e vocata per tradizione all'agricoltura di eccellenza e al turismo. Cosa ne sarà di tutto questo dopo 24 anni di raffinazione del petrolio? Concludo con una considerazione. In Abruzzo, lo scorso 13 aprile si è verificata una straordinaria mobilitazione che ha visto circa 40000 persone partecipare alla manifestazione di Pescara contro la petrolizzazione del nostro meraviglioso territorio. Quel numero comprende ambientalisti, libere associazioni di cittadini, agricoltori, operatori del turismo, persone preoccupate per la loro salute e il loro futuro, e queste persone che lottano meritano rispetto, e non il bollino di “ambientalista” che in questo paese viene assegnato con significato dispregiativo. Quando si parla di petrolio è facile cadere in luoghi comuni. Infatti non si parla mai di quello che perderemo, in termini di posti di lavoro e qualità ambientale, dell'emigrazione delle genti per cercare luoghi più salubri. Io credo che se domani tutti gli abruzzesi decidessero di andare a pagare le tasse in Germania, lo stato incasserebbe ancor meno del “mancato introito petrolifero”. Le risorse fossili rappresentano ormai l'obsoleto. La crescita in questo paese si realizzerà quando capiremo che dobbiamo agganciarci al futuro e non correre dietro al passato. In questo caso, futuro si chiama fonti energetiche rinnovabili, politiche di valorizzazione del territorio, green economy. Grazie Cordiali saluti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog