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Un altro disastro annunciato

Caro direttore, pur del mestiere, non entrerei nel merito delle responsabilità dirette della collisione nel porto di Genova che verranno debitamente accertate in sede giudiziaria. Desidererei invece far sommessamente notare che in un ristretto specchio d’acqua,quale quello in cui si è verificato l’incidente del Jolly nero, data la conformazione dello scalo, navi anche di tonnellaggio ben superiore sono costrette ad effettuare quotidianamente articolate manovre di uscita dal porto . Appare una mera questione statistica tenere in conto che qualche unità possa finire in banchina a velocità più o meno elevata che, anche a motori fermi ma tenendo conto del peso del carico, genera una notevole forza d’impatto. Le banchine portuali oltre alle normali operazioni di carico e scarico passeggeri e merci servono anche a bloccare unità fuori controllo. Non a caso sono prevalentemente assemblate con materiale di natura granitica. Ciò premesso mi domando con quale criterio professionale si è pensato di costruire una palazzina ed una torre di controllo, entrambe di fragilissima costituzione, a filo del bordo di un molo così esposto alla manovre di moderne unità di lunghezza fino a trecento metri e con bordo superiore ai venti? Solo a Venezia alcuni antichi magazzini ancora sopravvivono e già si pone il problema delle grandi navi da crociera. Data l’età la memoria potrebbe ingannarmi ma da Augusta a Trieste non mi sovvengono situazioni simili.

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