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Lettera al Presidente Boldrini ed al Ministro Kyenge sull'integrazione dei cittadini disabili

Gentile Direttore, di seguito Le riporto la lettera che ho inviato stamani all’att.ne del Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini e del Ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge. Il tema che con questa lettera cerco di portare all’attenzione di queste importanti cariche istituzionali è quello dell’integrazione dei cittadini disabili nella nostra società. Si parla tanto e giustamente di come integrare nella nostra società chi viene da altri Paesi; integrare, ovvero far parte di un gruppo, di una comunità, facendo in modo di essere in armonia e parte di essa. Perché i cittadini disabili non hanno diritto ad essere integrati, a fare parte della comunità? Scandicci, 15 maggio 2013 c.a. Presidente Camera dei Deputati Dott.ssa Laura Boldrini c.a. Ministro per l’Integrazione Dott.ssa Cécile Kyenge Agli organi di informazione Egr. Presidente, Egr. Ministro, mi permetto di scriverVi per porre alla Vostra attenzione un aspetto dei diritti sconosciuto a gran parte della nostra società. Questa mia scaturisce dopo avere seguito, in questi giorni, alcuni degli interventi, riportati da stampa e televisioni, da Voi tenuti in varie parti del nostro Paese proprio sul tema dei diritti. Ho scelto, 4 anni fa, di dedicare gran parte della mia attività di Consigliere comunale di una città grande e difficile come Scandicci, a trattare tematiche legate alla vita delle fasce più deboli della popolazione; questo mi ha portato a stringere un rapporto di stima con alcune famiglie che hanno un figlio con handicap, conoscenze queste che per me sono molto importanti per tutti quei valori che queste persone in ogni minuto della propria giornata portano avanti in silenzio. Chi porta in se' dei valori cristiani non può rassegnarsi a vivere in una società in cui questi cittadini sfortunati e le loro famiglie vengano lasciati da soli nella loro quotidiana via crucis. Perché, Presidente Boldrini e Ministro Kyenge, la realtà che io ho tutti i giorni sotto gli occhi a Scandicci, ma che certamente non è diversa da quella di molte altre città, parla di solitudine, di discriminazione, di diritti negati. Qualche tempo fa, proprio per comprendere appieno questa quotidianità, ho accettato l’invito della famiglia di un ragazzo disabile della mia città a trascorrere una giornata con loro e non mi è facile raccontare la fatica a cui ho assistito e che queste persone fanno per arrivare all’ora di andare a letto prima che, dopo poche ore, ricominci tutto daccapo. Parlando con loro si avverte una profonda umiltà ed una grande sofferenza per ogni ora della loro vita familiare ed una costante, enorme preoccupazione per il domani del loro figlio (la questione del “dopo di noi” è infatti, almeno in queste zone, ancora senza alcuna prospettiva concreta). Purtroppo nemmeno nel rapporto con le Istituzioni questi cittadini riescono a trovare un po’ di conforto e aiuto, anzi spesso tali rapporti sono fonte di un ulteriore senso di abbandono. Da sempre in fondo alla scala di priorità di ogni amministrazione, problematiche sociali come queste vengono raramente fatte oggetto di investimenti e sussidi economici. Le assistenti sociali comunali che dovrebbero rappresentare le figure più vicine a queste persone, sono pressoché impotenti in questo disarmante contesto. Alla mancanza di strutture idonee per queste persone (centri diurni, case famiglia, comunità alloggio, residenziali…) si va a sommare una enorme mancanza culturale nei confronti di questi problemi legati alla disabilità. Quante volte vediamo bambini affetti da disabilità in gruppi con altri loro coetanei più fortunati? Raramente o mai. I ragazzi disabili li troviamo in appositi centri in cui gli unici elementi esterni sono gli operatori che vi lavorano, oppure nel chiuso delle case e degli affetti dei loro genitori, come fossero una colpa. Si parla tanto e giustamente di come integrare nella nostra società chi viene da altri Paesi; integrare, ovvero far parte di un gruppo, di una comunità, facendo in modo di essere in armonia e parte della società. Perché, Vi chiedo, i disabili non hanno diritto ad essere integrati, a fare parte della comunità? Sono convinto che la condizione di questi cittadini disabili e dei loro familiari potrà migliorare solo quando nella società sarà finalmente presente quella cultura del sociale fino ad oggi assente. Come può infatti definirsi moderna una società in cui tanti nostri concittadini sono costretti a vivere una vita ai margini ed in cui gli è negato il diritto ad essere parte integrante della comunità? Come me anche Voi, avrete certamente avuto modo di leggere su internet tante lettere che queste famiglie scrivono ai media per far conoscere i loro problemi; credo che per chi fa politica sia un dovere spendersi per affermare il diritto di queste persone ad una vita piena senza discriminazioni né limitazioni. Rendendo pubblica questa mia esperienza, mi auguro di aver dato un piccolo contributo per aprire la coscienza almeno di alcuni di coloro che sono impegnati negli organi istituzionali ad ogni livello. Se la politica, nel suo insieme, non si aprirà a questi temi, non potrà fare cosa peggiore che lasciare da solo chi ha bisogno di aiuto per tutelare il proprio diritto di vivere. Spero inoltre che, dalla Vostra carica istituzionale possano partire iniziative pubbliche, anche piccole, per iniziare a diffondere nel Paese quei principi tanto cari, che dal 1946 sono nella nostra Carta Costituzionale, oggi riconfermati nella " Convenzione per i Diritti umani per la persona disabile del 2006 delle Nazioni Unite " e ratificata con Legge nazionale n°18 del 2009. Vogliate scusarmi per il tempo che ho sottratto al Vostro lavoro. Distinti saluti Alessandro Martini Consigliere comunale Più Toscana Comune di Scandicci (Fi)

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