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Il pensiero unico imposto dalla lobby gay

Salve, scrivo in merito alla questione dei matrimoni e delle adozioni da parte di coppie gay. Tema tornato prepotentemente alla ribalta dopo che è stata approvata in Francia la legge che ne sancisce la legalità in quel paese. Mi preoccupa il fatto che molti giornali hanno dedicato all’ argomento vari articoli, mancando tuttavia, a mio parere, di senso critico. A leggere infatti gli approfondimenti sul tema, sembra che non via sia spazio per chi, come me e molti altri, si dichiara contrario nella maniera più assoluta alla possibilità che coppie dello stesso sesso possano adottare e crescere un bambino. Il messaggio che sembra voler passare dalle colonne dei maggiori e più influenti quotidiani sembra sia quello che chi si oppone ad una legge sul modello di quella appena approvata in Francia sia in qualche modo “contro la storia” (come ha scritto recentemente Furio Colombo su Il Fatto), “non al passo coi tempi” e naturalmente omofobo. Mi permetto di ribellarmi a etichette di questo genere, penso infatti che si possa contemporaneamente combattere l’ omofobia e dunque essere d’ accordo su una legiferazione in questo senso, ma al tempo stesso non condividere che un bambino possa essere cresciuto da due persone dello stesso sesso in maniera adeguata. A questo proposito penso sia giusto e faccia bene alla discussione in atto in questi giorni portare all’ attenzione di chi si avventura per questo tema spinoso qualche elemento che credo fareste bene a pubblicare e far conoscere: mi riferisco in particolar modo alle dichiarazioni che il presidente della SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale – affiliata alla SIP (Società Italiana di Pediatria)) Giuseppe Di Mauro ha dedicato, qualche mese fa, allo spinoso argomento delle adozioni gay secondo cui “bambini cresciuti da coppie omosessuali sono esposti a maggiori rischi per la salute di quelli cresciuti in famiglie eterosessuali sposate”. Di Mauro si riferiva ad uno studio, sposato dalla SIPPS , dove si legge che “le unioni omosessuali hanno una minore durata (2/3 anni in media) rispetto a quelle eterosessuali. I bambini cresciuti da coppie omosessuali sono più portati ad incontrare problemi di confusione nell’identità sessuale, a sperimentare sessualmente e ad assumere comportamenti omosessuali”. Il presidente portava a termine le sue conclusioni affermando infine che “il bambino che cresce con una coppia omosessuale – ha poi spiegato – è tendenzialmente ad alto rischio di problemi psicosomatici, neuropsichiatrici e di depressione”. A me pare un parere autorevole che tuttavia non ha avuto nessun riscontro tra i media e i giornali sempre più soggiogati dalla cultura radical chic proveniente da sinistra. Ancora più significativa risulta essere la posizione di Homovox, collettivo di cittadini gay francesi, i quali, per conto del loro portavoce, recentemente hanno affermato che “in Francia si ascoltano sempre le lobby LGBT, parlano sempre loro nei media, ma molti omosessuali non fanno parte di questo movimento. La maggior parte degli omosessuali sono amareggiati dal fatto che questa lobby parli a loro nome, perché non abbiamo votato per loro. Noi vogliamo dare la parola alla maggioranza degli omosessuali in Francia e sosteniamo la “Manifestazione per tutti” perché noi gay non vogliamo il matrimonio”, e anche che “noi crediamo che i bambini abbiano il diritto ad avere un padre e una madre, possibilmente biologici, che possibilmente si amino. Un figlio nasce dal frutto dell’amore di suo padre e di sua madre e ha il diritto di conoscerli. Se le coppie omosessuali adottano dei bambini che sono già privati dei loro genitori biologici, allora li si priva di un padre e di una madre una seconda volta. Questa legge in Francia è stata fatta nel dopoguerra, quando c’erano molti bambini da adottare e si voleva dare loro dei genitori. L’adozione però non è un diritto degli adulti, serve a donare dei genitori ai bambini che non ne hanno, ma oggi non è più così. ”. Spero che non si cada nell’ incresciosa e stucchevole situazione dove ci si ritrovi a descrivere coloro a favore delle adozioni gay come belli, bravi e buoni mentre coloro non allineati come brutti, sporchi e cattivi. È un tema molto delicato che merita un approfondimento serio e basato su studi e ricerche dove necessariamente si scontrano due modi diversi di vedere il problema. Liquidare chi non si trova d’ accordo sulla situazione giudicandolo semplicemente un reazionario omofobo privo di cultura e fuori dal tempo non rispecchierebbe la realtà delle cose (io stesso, contrario al matrimonio gay ho appena 24 anni e sono neolaureato in storia contemporanea). Spero che il tema venga approcciato dunque in maniera diversa e si dia spazio a chi si oppone a questo tentativo di emulare i cugini francesi nella loro follia relativista.

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