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CONTRO LE ETICHETTE

Spett.le Direttore, Viviamo in una società che tende ad etichettare le persone, una tendenza forse insita nella natura umana e non frutto dei tempi, resta il fatto che ogni occasione è buona per squadrare, inquadrare ed incasellare gli altri in base all’apparenza o una semplice opinione. Il giudizio degli altri è immediato ed è purtroppo complicato far valere le proprie opinioni o scrollarsi di dosso un’etichetta sbagliata, una condizione che invece ad alcuni fa gioco. Tra i temi che hanno destato l’attenzione generale in questo periodo ce ne sono due che fanno leva proprio sulla difficoltà nel contestare alcune posizioni non condivise senza per questo essere etichettati ovvero le unioni gay e la cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia. Ho una concezione del matrimonio e della famiglia che è quello di stampo cristiano, un uomo e una donna che si sposano e mettono su famiglia, voglio sentirmi libero di esprimere questo pensiero senza per questo essere tacciato di omofobia o discriminazione, un’ opinione che non si fonda esclusivamente contro questa voglia di equiparazione tra unioni omosessuali e il matrimonio, ma anche contro lo step successivo che quasi sempre è la richiesta di poter adottare bambini. Sull’immigrazione si sta facendo lo stesso gioco, contestare qualsiasi proposta in favore dell’immigrazione od un eccessivo permissivismo viene bollata come razzismo, eppure il problema non è il diverso colore della pelle o la diversa cultura che ci contrappone, ma spesso alla base il problema è di natura economica. La maggior parte delle richieste degli immigrati non sono improntate ad ideali ma spesso tese ad approfittare di uno stato sociale e assistenziale che non basta per tutti, uno stato sociale fatto coi soldi e i sacrifici degli italiani. Non essere d’accordo alla creazione di quella che si sta rivelando una casta di intoccabili non può essere tacciata di razzismo. Non e tutto bianco o nero, esistono anche le sfumature. Cordiali saluti, Loris Dall’Acqua Poggio Berni

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