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"ma come ci siamo ridotti?"

Egregio Direttore, le giro il messaggio che in un momento di acceso sconforto ho inviato al Presidente Berlusconi, un messaggio che voleva avere i toni di un SOS ma che ha assunto invece l’impronta di un semplice sfogo; (per persone di una certa età e in possesso di un passato da onesti lavoratori, non è così semplice calpestare il proprio orgoglio e la propria dignità, neanche di fronte alle situazioni più frustranti … forse è per questo motivo che molte persone, negli ultimi tempi, hanno scelto l’orrenda soluzione dell’autoeliminazione). Troppo spesso nei talk show ho visto e ascoltato, particolarmente negli ultimi mesi, un’infinità di persone che, comodamente sedute, commentavano situazioni di estremo disagio e le loro conseguenze, come a voler far intendere a chi li ascoltava che ne erano colpiti e che si preoccupavano per il dilagare di tale fenomeno. Frasi del tipo “occorre fare qualcosa URGENTEMENTE” … “dobbiamo prestare orecchio e attenzione affinché non si ripetano simili azioni” … “è necessario agire per tutelare la vita degli italiani (la I è minuscola perché è indicativa del valore che hanno gli Italiani oggi) … “si devono ridurre le tasse” … “si devono effettuare tagli alle spese” … “si deve rilanciare il lavoro” e bla bla bla bla bla. Mi sorge spontanea una domanda: cosa è stato fatto con l’URGENZA di cui tutti si riempiono la bocca per modificare l’attuale stato di cose? … A me sembra NULLA!!! (insignificante pensiero di un semplice e ingenuo italiano) e quindi “a chi interessa realmente risolvere? … la verità mi sembra semplice: “siamo carne da macello e più ne muoiono meno pensioni si pagano” (tanto ci sono gli extracomunitari clandestini pronti a rimpiazzarci ? ); nei “salotti” si farebbe meglio a parlare di sport, di vacanze e di amenità di ogni genere … scomparirebbe l’ipocrisia che si usa e il menefreghismo che ne deriva. Scusandomi per il disturbo, saluto. P.S. non firmo per non apparire, ma il mio nome è sulla mail. *** messaggio di cui sopra*** Stimato Presidente, sono consapevole del fatto che questa mia non servirà a nulla e che lascerà il tempo che trova (nel caso ipotetico che venga letta); ciò non a causa di una disistima nei suoi confronti ma a causa della sordità ormai radicata in “tutti” nei confronti di situazioni che riguardano altri che non siano “se stessi”. Mi auguro di non risultare offensivo, in quanto non è nel mio carattere, ma sicuramente risulterò crudo e realista nella mia analisi. Ho deciso, prima di cadere preda dell’apatia totale e dello scoramento più assoluto, di trasmettere a qualcuno i miei pensieri, le mie delusioni, il mio avvilimento, la mia frustrazione, il tutto condito dalla tentazione sempre più pressante di cedere e di arrendermi. MAI avrei immaginato di arrivare a questo, così come MAI avrei pensato di vedermi sfuggire lentamente ma inesorabilmente sotto le dita la speranza, il desiderio, la voglia di osare, di lottare … di resistere. Ho vissuto una vita simile a quella di moltissime altre persone … si cresce in una famiglia “onesta”, si dedica la propria gioventù prima allo stato e poi alla famiglia … ci si impegna nel lavoro senza riserve per poter garantire al proprio nucleo familiare un percorso dignitoso, senza nulla pretendere, spesso, per se stessi. Desiderare, realizzare e crescere una famiglia richiede responsabilità, abnegazione, senso del dovere, amore e dedizione. Penso di aver ottemperato a questi doveri anche tra mille difficoltà, così come credo sia stato per tutte le persone oneste, perseguendo il miraggio di una vecchiaia non dico felice ma quantomeno decorosa e serena, nel rispetto del proprio io e nel riconoscimento del proprio impegno profuso. Nel corso della mia vita professionale ho raggiunto traguardi onorevoli, gratificanti e di relativamente alto profilo … tutto ciò grazie all’impegno e al senso di onestà intellettuale che mi ha sempre motivato … per ritrovarmi oggi nella situazione più miserevole che un Uomo possa accusare. Avrei dovuto comprendere prima che, per stare bene in questa nostra società, occorre cinismo, ipocrisia, egoismo o per meglio dire egocentrismo. Preoccuparsi degli altri prima che di se stessi porta lo sfacelo, il decadimento, l’annullamento della propria personalità e l’emarginazione. Ringrazio Dio o chi per lui di avere dei figli che si sono realizzati e che hanno gettato le basi per il loro futuro (siamo sicuri che ci sarà un futuro?), anche se per fare ciò si sono dovuti allontanare dal proprio ambiente d’origine [ può bene immaginare quanto sia grande la gioia al pensiero di riuscire a “vivere” i propri figli e nipoti ogni 3/4 mesi, non avendo la possibilità di frequentarli spesso, data la distanza e l’impossibilità di andare a trovarli, (a Maggio festeggia il 2° anno di vita l’unico nipote che ho ed io non potrò esserci in quanto privo delle risorse economiche necessarie) togliendomi così anche il conforto della loro vicinanza]. Nel corso della vita si commettono errori, a volte grandi altre minori, ma da ciò che ho compreso, non a tutti è data la possibilità di recuperarli e quando questa possibilità viene a mancare, finisce tutto … si comincia con la speranza di riuscire a recuperare, si tira avanti accettando, con grande disagio e vergogna, l’aiuto delle persone vicine, ci si arrovella la mente nella ricerca di soluzioni che di volta in volta si rivelano inesistenti e così, pian piano, si decade, si annulla quanto di buono realizzato nel passato, ci si avvilisce e svilisce fino a dimenticare di essere state persone efficienti, valide, a volte anche brillanti, e dedite ai propri compiti. E la mente, particolarmente per chi è abituato a riflettere e a ragionare, si fissa sempre più sugli aspetti negativi, sui fallimenti, fino a fossilizzarsi sul rimpianto di ciò che è stato e si rafforza la consapevolezza che ciò mai più sarà. Ciò che più mi duole è la considerazione che, a causa mia, anche la persona a me più vicina sia costretta a soffrire di questo stato e a subire le conseguenze di questa situazione. Avevo sperato di andare in pensione, se non altro per avere quel piccolo supporto economico che avrebbe consentito a me di non pesare sullo scarno bilancio familiare e invece mi ritrovo ad oggi, all’età di 61 anni (età che mi rende praticamente inutile ed inavvicinabile al mondo del lavoro), disoccupato e senza alcun reddito. “Qualcuno” , probabilmente parente di Dio, ha deciso che ciò non dovesse essere, fregandosene bellamente dei circa 40 anni di contribuzione, beatamente consapevole che tutto ciò non avrebbe toccato i suoi interessi. Chi è costui/ei che si arroga il diritto di “giocare” con la vita degli altri? Quale dono divino ha ricevuto per poter decidere del destino e della sopravvivenza delle persone? Perché di sopravvivenza si parla!!! Viene spontaneo fare paragoni con le “piccole” entrate di cui queste persone dispongono, introiti che vengono elargiti a loro prelevandoli dalle tasche delle persone “comuni”. Non ho mai sofferto per invidia e ciò, che per me è sempre stato un vanto, oggi si è trasformato in rabbia, un senso di profonda delusione che pian piano ha aumentato la mia aggressività e negatività. Ho paura!!! Non so dove mi porterà questa consapevolezza! Non riesco a prevedere quale sarà lo sbocco di questa orrenda frustrazione! Strano, fino a qualche tempo fa non ho MAI avuto paura e non mi sarei MAI sognato neppure di pensarlo, abituato com’ero ad affrontare e risolvere tutte le avversità che mi incrociavano. Sono sempre più disgustato nel sentire e leggere le notizie che i giornalisti ci trasmettono … furti, truffe, imbrogli, collusioni, sfruttamenti, prevaricazioni, prepotenze, da parte di persone che, ironia della sorte, abbiamo indicato e aiutato noi stessi a ricoprire certi ruoli istituzionali. Si parla tanto di crisi (!!!) tutti lì a “ragionare” sulla crisi, come si fa normalmente nei salotti tra un aperitivo ed un caffè, ma NESSUNO che abbia il coraggio di indicare e penalizzare con serietà gli artefici di questa crisi, nessuno che indichi una via per risolverla o quantomeno per affrontarla con indicazioni e provvedimenti “seri ed incisivi” … forse per non essere additati e per non inimicarsi il “sorriso” dei responsabili? Meglio evitare di continuare … cadrei nella trappola del lamento e non voglio essere oggetto di pietismo o commiserazione. Ho cercato con questa mia uno sfogo, inutile agli altri e fine a se stesso, che mi darà la possibilità di giustificarmi e scusarmi con me stesso, almeno per qualche tempo, e nel quale cercherò di trovare la forza per resistere ancora, rinnovando la speranza di un futuro prossimo migliore. Scusandomi per aver disturbato, lascio i migliori saluti. Nome e Cognome … un uomo ormai con la u minuscola.

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