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Politiche per il lavoro

Egr. Direttore In una economia stagnante o in recessione non è pensabile di creare posti di lavoro solo con gli sgravi fiscali…Il lavoro lo si crea liberando posti occupati ed introducendo persone qualificate, spesso giovani laureati, con idee innovative. In particolare mi riferisco alla staffetta generazionale. Sono sempre più convinta che una legge che favorisca il part time dell’anziano in modo che i contributi per raggiungere la pensione vengano integrati dallo Stato con la contemporanea assunzione da parte dell’Azienda di altra persona a tempo pieno, anche a tempo determinato ma di almeno due volte il tempo di anticipo del pensionamento ed a contributi pieni, potrebbe dare grande giovamento in termini di: -aumento delle persone occupate -favorire l’anziano che percepisce uno stipendio dimezzato per qualche anno ma in compenso si gode ancora relativamente giovane la sua libertà e magari aiuta i figli con i nipoti. Si presume che per molti pensionandi che occupavano posizioni di buon livello anche uno stipendio dimezzato sia in molti casi sufficiente (in azienda ho già casi di pensionandi che, indipendentemente dalla legge hanno chiesto il part time) -favorire l’inserimento di giovani che non potrebbero essere inseriti in azienda se ci sono posizioni interamente occupate da altri a causa costi troppo elevati per l’Azienda -favorire il ricambio generazionale e l’innovazione in azienda che solo le nuove leve o competenze diverse possono portare -per l’IMPS non sarebbe una grave perdita perché perde i contributi di mezza giornata dell’anziano a favore di contributi di una giornata intera di un giovane che altrimenti non avrebbe. Aggiungo che parlare solo di “giovani” è riduttivo e discriminante nei confronti di 30/40enni con ottime competenze e che hanno perso il lavoro. Altro punto importante: nelle dinamiche organizzative aziendali spesso certe posizioni “obsolete” non vengono sostituite e quindi l’inserimento contemporaneo del lavoratore più giovane deve essere possibile farlo anche in posizione aziendale differente. Uno dei miei compiti principali in azienda è la gestione del personale ai fini di una miglior organizzazione interna volta all’efficienza ma anche al benessere delle persone che lavorano per noi. Così nel tempo ho acquisito esperienze che mi piacerebbe mettere a vantaggio della collettività. Pertanto mi permetto di inviare queste mie mail di “idee in libertà” che potrebbero dare un contributo a chi si occupa di riformare le politiche del lavoro. La ringrazio pertanto per quanto puoi fare per portare avanti un’idea, naturalmente se condivisibile. Più ci penso, più mi sembra che ciò che dico vada nel verso giusto per creare opportunità di lavoro ai giovani, cosa di cui tutti parlano ma senza dire mai in che modo se non il generico “liberalizzazioni” i cui vantaggi, a mio parere, sono ancora tutti da dimostrare. C’è un altro meccanismo che andrebbe rivisto, oltre a quanto scritto nella mia precedente, ma qui capisco che è materia molto delicata: i contratti di lavoro a tempo indeterminato prevedono sempre aumenti di stipendio e di categoria in base alla professionalità ma non si può più tornare indietro. L’evoluzione rapida della tecnologia fa si che non c’è più sempre l’assunto che più anni di lavoro = più esperienza=più produttività= più stipendio Questo fa si che abbiamo giovani di 30 anni bravissimi ed efficientissimi con stipendi bassi per permettere loro una graduale crescita nel tempo al fine di non appesantire troppo il costo del lavoro, già pesante per gli alti stipendi di chi ha tanti anni di lavoro ma è poco efficiente. Io parlo soprattutto delle figure con professionalità medio alta. Troppo spesso i nostri sindacati si occupano dei lavoratori semplici con poca professionalità mentre non ci sono norme adeguate ai tempi per tecnici e impiegati di livello. Naturalmente ci sono professionalità e competenze dove l’età e quindi l’esperienza ha forte valenza. I sindacati non comprendono che sono le aziende stesse che hanno tutto l’interesse a tenere da conto le persone valide e sono le aziende che le proteggono e coccolano. Se vogliamo che l’economia prosperi è necessario dare spazio ai giovani in quei lavori a loro più congeniali, anche con alti stipendi dove lo meritano, senza la paura che poi, nel tempo, lo stipendio rimane ma la professionalità non è più adeguata. Bisognerebbe quindi trovare un meccanismo dove si prevede che le categorie di contratto possano sia salire che scendere. Socialmente, come siamo messi oggi, sono gli anziani con stipendi ricchi, risparmio accumulato e figli fuori casa a dover mantenere i giovani con stipendi bassi e famiglie che crescono. La politica si deve svegliare e guardare il mondo che è in continuo e rapido cambiamento. Aggiungo a quanto già scritto sulle politiche pensionistiche con possibilità di contratti part time dei lavoratori anziani supportate da pensioni parziali che ho saputo essere un meccanismo già applicato da qualche anno in Germania e da molti anni in Danimarca (altri paesi del nord Europa?) Noi potremmo aggiungere altre agevolazioni per le Aziende che, oltre ad accettare un part time del lavorazione anziano, assumono contemporaneamente un giovane Ringrazio per l’attenzione e La salutocordialmente. Con stima Silvia Buzzi

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