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Perché, anziché usare termini come management, welfare, target, management, desktop, backup, software, badge, ecc., non li si sostituisce con la rispettiva traduzione italiana, che peraltro è quasi sempre possibile? Per mantenere viva la nostra lingua e preservarla dall'asfissia, proporrei l'istituzione di una "Commissione per il recupero della lingua italiana", deputata a sostituire i termini inglesi con termini italiani equivalenti, nonché ad incentivare l'uso di questi ultimi. Ci capiremmo meglio tra di noi e la nostra lingua, oggi ingessata, potrebbe stare al passo coi tempi e ritrovare la possibilità di camminare con le proprie gambe, invece di zoppicare e doversi sorreggere con le stampelle di parole inglesi. Oggi è di moda sostituire i termini italiani con quelli inglesi per esprimersi in quella lingua ibrida che piace tanto o che, per meglio dire, "è così trendy" (detto così fa più chic). Confesso che questa insalata linguistica non mi attira proprio. La cosa che trovo del tutto ridicola è poi che i termini inglesi vengono usati per far sfoggio di cultura, mentre la mia personale netta impressione è che si faccia veramente sfoggio del contrario, cioè di pigrizia mentale e incapacità di tradurre. Ai corsi di aggiornamento professionale mi capita di imbattermi in espressioni del tipo "il miglioramento della competence professionale", oppure "gli elementi che caratterizzano una learning organization", e potrei proseguire a lungo con altre come "goal setting", "problem solving", "decision making" e così via. Sono arrivato alla conclusione che la gestione vale quanto e più del "management", che la "competence" vale tanto quanto la competenza, così come la "learning organization" vale tanto quanto l'organizzazione didattica. "Fissare obiettivi", "risolvere problemi" e "prendere decisioni" si può fare (e dire) benissimo, e anzi meglio, in italiano. Non è meglio evitare di mostrare troppo la nostra "ignorance"? Con i più cordiali saluti.

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