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AIUTO AGLI ARTIGIANI E PICCOLI INDUSTRIALI. COMMISSIONI SPROPOSITATE DI CONFIDI LOMBARDIA.

Lumezzane, 24 maggio 2013 Spett.le Direttore Belpietro, con la presente intendo segnalare quanto è accaduto al sottoscritto e che, presumibilmente, accade ad altri piccoli imprenditori come me. Mi presento: mi chiamo Corrado Zobbio e sono il titolare di un gruppo di piccole aziende, con sede in Lumezzane in provincia di Brescia, che operano nel settore metalmeccanico in qualità di contoterzisti per grosse aziende nazionali e da diversi anni sto tentando di tenere in piedi le mie aziende rispettando la tradizione cinquantennale della mia famiglia, nonostante le situazioni economiche disastrose dei mercati che stanno diventando sempre peggiori con il passare del tempo. Con una delle mie aziende, tempo fa ho acquistato delle macchine complesse per la produzione in serie di minuterie meccaniche aprendo 5 leasing diversi, quindi senza accedere a contributi statali ma addossandomi in prima persona dei debiti, che sapevo inevitabili per poter diventare competitivo rispetto ad altri potenziali concorrenti europei e mondiali. Il totale dei leasing era di circa € 620.000 dei quali ormai sono arrivato a pagarne oltre il 50% ed ora mi rimane da pagare ancora una somma di € 278.000 con le ultime rate che scadranno alla fine del 2016. Al fine di riscattare i leasing in anticipo, questo sia per abbattere le rate e quindi accorparne 5 in una unica, sia per capitalizzare i beni per portarli a cespite e quindi valorizzare l’azienda interessata (di fatto i beni in leasing non sono di proprietà dell’acquirente fino a quando non avviene il completo riscatto), sia per ridurre l’entità delle garanzie personali rilasciate a garanzia e che coprivano inizialmente l’intero capitale (€620.000), ho chiesto ad una banca locale un prestito in questi termini: €250.000 da restituire in 60 rate ed un mio acconto di circa €28.000 da versare al momento dell’attivazione del prestito. La banca si è dimostrata disponibile, concedendomi degli interessi legittimi oltre, logicamente, a chiedere una garanzia sotto forma di fidejussione personale. Per facilitare l’approvazione del prestito da parte della banca e considerato che esistono degli enti che forniscono ulteriori garanzie sui prestiti da assegnare agli imprenditori, quindi favorendo l’abbattimento delle spese dovute agli interessi, ho deciso di rivolgermi alla sede Bresciana di Confidi Lombardia, per chiedere un ulteriore aiuto e dopo aver inoltrato la richiesta, quando ho avuto la loro risposta sono rimasto letteralmente sbigottito. In pratica mi hanno chiesto, per la garanzia della metà del capitale (€125.000) la “modica” somma di €33.250 quale compenso per spese di commissione, oltre a chiedermi una fidejussione personale e tutto ciò per i 5 anni della durata del prestito. Facendo un semplice rapporto tra il capitale da garantire e la somma richiesta da Confidi, parliamo circa del 26% di spese. Come detto, la faccenda è decisamente paradossale in quanto la banca, essendo già disponibile ad erogarmi il prestito, evidentemente ha valutato il sottoscritto e le sue imprese degne di fiducia e sicuramente solventi ma Confidi, che DOVREBBE essere un’associazione a tutela e sostegno degli artigiani, oltre a chiedere una cifra spropositata per le spese di commissione, mi chiede addirittura un’ulteriore garanzia personale. Fortunatamente questa ristrutturazione finanziaria non è una necessità poichè ho la possibilità di continuare a pagare le 5 rate preesistenti con le mie sole forze però immagino, rabbrividendo, altri imprenditori che si trovano nella mia stessa situazione e che non hanno disponibilità economiche: Cosa faranno? A chi si dovrebbero rivolgere per avere un aiuto quando lo stesso ente che dovrebbe sostenere gli artigiani, li affossa ulteriormente? Forse, dopo questo mio sfogo, capirete il motivo per cui alcuni artigiani arrivano a fare gesti inconsulti. Si ribadisce che questa mia operazione è una mera ristrutturazione finanziara e non una richiesta di un prestito per nuovi investimenti, per i quali potrebbe esserci anche il rischio di un’errata valutazione. Il debito rimarrebbe identico, ma verrebbe solo riposizionato e allungato di qualche anno con un’unica rata invece delle 5 preesistenti. Preciso altresì che le aziende di mia proprietà sono ancora operative, nonostante la crisi, ma la mancanza di liquidità che solitamente veniva fornita dalle banche sta iniziando a danneggiare anche me quindi, con la ricapitalizzazione dei cespiti, potrei ulteriormente dimostrare a nuovi eventuali clienti, che ultimamente stanno iniziando a nicchiare sull’assegnarmi nuove commesse, una reale maggiore solidità economica. Se in Italia si continuerà con questa politica di chiusura economica del prestito agli artigiani o alle piccole-medie imprese, nonostante si abbiano ancora ordini e si cerchi tutti i giorni di collaborare con i nostri clienti (ormai allunghiamo i loro pagamenti con tempi biblici, addirittura oltre i 180 giorni), permettendo loro ancora di poter rimanere sul mercato perché senza le nostre forniture sarebbero costretti a loro volta a chiudere e mandare a casa tanti altri lavoratori; presto anche altri artigiani come me saranno costretti a sospendere o modificare questa gestione aziendale che rimane, a mio parere, la più umana e sensata possibile. Se si fermerà anche questo ultimo baluardo, si genererà un’altra reazione a catena con danni irrimediabili a tutta quella parte di economia che ancora riesce a sopravvivere ma che ormai boccheggia come un pesce fuor d’acqua. La mia speranza è che questa denuncia possa smuovere la sensibilità di chi è preposto a vigilare su questi enti ed in ogni modo a far si che si possa cambiare regime di marcia, ritornando a dare ossigeno a coloro che ancora tengono in vita il nostro martoriato paese. Distinti saluti. Corrado Zobbio P.s. Mi auguro sinceramente che Voi prendiate in considerazione questo mio sfogo per tutti quelli che come me ci credono e vogliono continuare a crederci! P.p.s. Mi piacerebbe fosse reso pubblico il compenso degli amministratori Confidi per curiosità mia e probabilmente non solo mia.

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