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tram a Palermo e Ponte sullo Stretto: 1,5 miliardi buttati

EGREGIO DIRETTORE SI SEGNALA QUANTO SEGUE: Sono il monumento all’incompiuto siciliano. Soldi bruciati, sogni in fumo. Progetti nati anni fa e mai portati a termine. E adesso se ne accorge anche la stampa nazionale. Due esempi su tutti: il tram a Palermo, e il ponte sullo Stretto. Insomma il tributo all’incompiuto ha trovato una sua dimensione eccezionale in Sicilia. Ma in fondo non è un caso, se pensiamo che delle 400 opere nate e mai terminate in Italia circa la metà si trova in Sicilia. Il caso del tram a Palermo sfiora il paradosso. A 6 anni di distanza dall’avvio dei lavori la Sis, società che ha vinto l’appalto per la realizzazione delle tre linee, ha avviato le procedure di licenziamento di 300 operai. Il motivo è da cercare nel credito di 29 milioni vantato dall’azienda per i lavori già svolti verso il Comune. Ammonta a 320 milioni il costo dei lavori per realizzare la linea tranviaria. Soldi sganciati da Comune, Stato, Amat e Regione. Il preventivo iniziale era di 216 milioni. A far schizzare spese e tempi, è stata una variante sul progetto originario. E cioè ulteriori lavori sul tratto che sorvola il fiume Oreto, i rischi idrogeologici, l’espropriazione di alcuni terreni. Il punto è che la variante non è mai stata autorizzata dalla Corte dei Conti. La Sis ha interrotto i lavori. Nel frattempo ha maturato un credito nei confronti del Comune di oltre 31 milioni di euro. E così ha deciso di mollare. Tutto praticamente fermo un anno. Linee completate al 70%, Palermo piegata in ginocchio dal traffico, perché la città è un’enorme serpentone di cantieri. Tra ruspe, clacson e polvere. Come se non bastasse la Regione si è dimenticata di trasmettere le carte a Roma e il Comune è rimasto a guardare. La Sicilia vanta il triste record di opere incompiute. La maggior parte risale agli anni Sessanta-Ottanta. La più nuova è il tram a Palermo. La più famosa è il ponte sullo Stretto. La somma di 30 milioni di euro proposta al Consorzio Eurolink, che aveva ricevuto la commesse, è stata respinta. Il consorzio ha chiesto risarcimenti per almeno 700 milioni. Più gli interessi. Una folle cifra destinata a salire. Presto supererà anche più di un miliardo di euro. Soldi che verranno pagati dai contribuenti. Il progetto, pensato dal precedente governo, quello cioè di congelare la decisione, tenerla ancora per un poco nel limbo in modo da rinviare il pagamento della penale, si è squagliato. Il nuovo governo ha in mano un’altra gatta da pelare. Eurolink, general contractor dell’opera guidato dalla italiana Impregilo, pregustava già il premio dovuto a chi subisce la risoluzione di un contratto. Ma aspetta ancora. E a quei famosi 383 milioni spesi inizialmente per il progetto si deve aggiungere il costo del contenzioso, che cresce ogni giorno.

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