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Canto dove mi chiamano

Un meritato e sincero riconoscimento ritengo sia dovuto a coloro che con il loro mestiere, qualunque esso sia, abbiano portato un po' di conforto e di sollievo alle nostre esistenze. Tra costoro possiamo certo annoverare Antonio Ciacci, in arte Little Tony, che attraverso la sua arte canora ha caratterizzato un'epoca. Le sue radici musicali affondano nel lontano e profondo sud degli States, dove Elvis Presley, il ragazzo di Tupelo, muoveva i primi passi e inteneriva gli animi degli umili, nelle contrade del Mississippi, con canti gospel e, più tardi, li animava con il country e il rhythm and blues nelle cittadine e nei teatri (Grand Ole Opry) del Tennessee, a contatto con i giovani delle contee americane: crogiolo di diverse etnie e realtà sociali, culla del nascente rock and roll. E proprio in province in qualche modo vicine a quelle americane, quelle nostre, da lui mai disdegnate, vuoi anche per motivi professionali ed economici, che ci ha reso partecipi dei suoi spettacoli. Infatti, con l'umiltà che lo contraddistingueva, amava dire: “Canto dove mi chiamano”. Il cantante ha saputo trasformare lo sfrenato rock delle origini in un ritmo dallo stile più sobrio, accostando il folk americano a quello del bel canto italiano. Ecco, dunque, canzoni come Good luck Charm e I' m all shook, italianizzate, assumere ritmi più mediterranei senza però che le stesse perdessero quell'energia che l'originale matrice anglofona gli aveva assegnato. Ma, è grazie a canzoni come “Riderà”, “Un cuore matto”, “La spada nel cuore”, “Bada bambina” che il cantante sanmarinese, laziale di adozione, è riuscito a cogliere e a toccare la sensibilità dell'Italia più vera. Un Paese che negli anni Sessanta dava lavoro ai giovani e concedeva loro quel tanto di serenità necessaria per mettere su famiglia e progettare un possibile avvenire. Il sogno italiano s'incarnava anche attraverso queste forme di spettacolo di cui certamente Little Tony ne era una delle espressioni più tipiche. Egli ha saputo interpretare un'epoca, forse se no la più bella, certamente la più propositiva, senza mai scadere nella volgarità, e relegando il suo ruolo artistico, quello di cantante e di interprete di piacevoli film (musicarelli), nell'ambito che il talento e il pubblico gli avevano assegnato. Anche attraverso l'arte si esprimono i valori di una società, e quelli espressi dal nostro cantante sono stati senz'altro tra i più genuini. Con la sua scomparsa forse ci assale un po' di nostalgia per quel pezzo d'Italia che non vogliamo dimenticare e che invece con lui vediamo allontanarsi al ritmo di rock! di Fulgenzio Ciccozzi

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