Cerca

Lettera aperta al Ministro Kyenge

Sono un ragazzo ebreo che si è seccato del suo comportamento ipocrita: è possibile che in Italia, dove la gente muore di fame, lei pensa solo e soltanto agli stranieri, e sul come far aumentare il numero di migranti verso l'Italia? Non serve certo un genio per capire che, questa gente, viene in Italia per cercare un lavoro. Ma se il lavoro non c'è neanche per gli italiani, per quale motivo dovrebbe averne per gli immigrati, se non sfruttandoli come sottopagati o facendoli lavorare a nero? Pensa forse che peggiorando la situazione degli italiani ottenga vendetta contro dei ragazzini che l'hanno offesa, quando era giovane, per la sua origine? Come si permette, in qualità di ministro della Repubblica Italiana, di offendere gli italiani e privarli subdolamente del senso nazionalistico? Eppure solo in Italia, i media e alcuni politici, inducono i cittadini a fare questo mea culpa per ogni minimo sgarro compiuto da anche un solo membro della suddetta popolazione, in nome della Santissima Integrazione. Negli Stati Uniti, che lei loda tanto per lo Ius Solis, è risaputo che siano nazionalisti, i francesi non ammettono che vengano insegnati corsi universitari in lingua diversa dal francese: non è nazionalismo questo? Ma in Italia, invece, è diventato quasi un'offesa; lei non può immaginarsi quante volte mi sono sentito dire, per via dei miei discorsi, fatti con l'assoluta oggettività che la genetica mi ha donato, “Sei un nazionalista di merda”, “Fascista”, “Nazista”, e chi più ne ha più ne metta. Solo perché dicevo che, in caso di crisi, sarebbe giusto limitare di molto l'ingresso di immigrati; ed ho ottenuto queste espressioni in risposta, quasi come se fossero degli insulti. Solo perché alla persone è stato inculcato questo internazionalismo becero fatto di compassione verso il diverso, come se fosse un inetto o un handicappato. Inoltre, se non facessimo così, come si preserverebbero le diversità e le identità, che lei ama tanto (ovviamente eccettuata quella italiana)? Che clima può nascere in cui l'extracomunitaria viene visto, perché de facto lo è, come colui che “viene a rubare” il lavoro o a compiere criminalità, se non quello di odio? Ma forse è quello che vuole lei, per potersi sentire dire “Poverina” ed essere rincuorata: per cosa? Perché lei soffre di bassa autostima? Segua il mio consiglio, signora Kyenge, si dimetta, ma non perché non è italiana (non basta una scritta su un passaporto per sentirsi parte di una nazione) o per uno stupido motivo di colore della pelle, bensì perché quello non è il suo posto, e lei lo sa, come lo sanno tutti quelli che hanno un minimo di intelletto ed oggettività. Se vuole aiutare i suoi connazionali si unisca ai medici senza frontiere: non faccia pagare il benessere del suo popolo col sangue e le lacrime degli italiani, ma piuttosto faccia qualcosa di utile lei. Cordiali Saluti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog