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Ancora sulle pensioni d'oro...

Gentile Direttore, mi associo in toto a quanto scritto da Antonio Usai. Anch’io ho visto la trasmissione e ho sentito la sciagurata proposta del Prof. Ferragina. Purtroppo non è la prima volta che sento argomentare tesi di questo genere, Grillo, ad esempio, ne fa uno dei suoi cavalli di battaglia, spostando ad ogni volta l’asticella del limite. Vorrei far notare tre cose, due personali e una di carattere più generale. Una pensione di 3.000 (lordi/netti, da capire) rappresenta il risultato di una vita di lavoro e di impegno durante la quale il contribuente ha versato ad un istituto pubblico quantità elevate di danaro. In parallelo, ma non fa parte di questo argomento, la stessa persona ha pagato come tassazione Irpef cifre veramente enormi, frutto di uno stipendio che si presume si sia meritato lavorando in aziende private. Le “pensioni d’oro”, anche se la valutazione è soggettiva, sono ben altra cosa e generalmente non sono rapportate a 40 anni di lavoro effettivo. Secondo punto: se gli importi versati all’istituto fossero stati versati ad una assicurazione, molto probabilmente l’importo del vitalizio (su cui si continua a pagare le tasse) sarebbe sensibilmente maggiore. Terzo e ultimo punto: capisco perfettamente la crisi che stiamo vivendo, la necessità di ridistribuzione delle ricchezze per far fronte a situazioni terribili, ma l’enensima proposta di colpire, sempre e soltanto il ceto medio mi sembra solo populista, tragica e irresponsabile. La ringrazio per l’ospitalità.

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