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Indifferenza flessibile

Autosvalutare il proprio operato lavorativo accettando qualsiasi retribuzione che non corrisponde all’effettivo salario stabilito dalla legge sul lavoro e stipendio minimo sindacale previsto, ha generato il fenomeno del precariato che dilaga ormai nella mente del datore di lavoro senza scrupoli, con conseguente sfruttamento dei dipendenti, un ricatto tacito e spietato. La ribellione deve avvenire individualmente esternando perlomeno i disagi innumerevoli che ne scaturiscono. L’indifferenza e sottomissione a questo dominio produce l’aleggiare e straripamento dei cosiddetti flessibili. Un tempo non molto remoto il lavoro veniva offerto nelle piazze ed i padroni ringraziavano debitamente per le mani aggiunte.Oggi avviene l’opposto contrario. Il precariato intacca la qualità della vita in termini di progettualità personale e sociale. “Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? […] Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. […] Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”. Queste parole, come molti di voi ben sapranno, portano la firma di Antonio Gramsci e sono datate 11 febbraio 1917.

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