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IL DINAMISMO CULTURALE NEL PD

Egregio Direttore, da quando il PD è entrato nel girone dantesco della divisione interna e delle contrapposizioni generazionali, è iniziata una discussione che si arricchisce, giorno per giorno, di episodi che riempiono pagine di giornali. Lo choc innescato dal siamoarrivatiprimimanonabbiamo vinto, una frase che potrebbe sembrare una barzelletta , se non fosse stata effettivamente pronunciata, sembra che abbia prodotto un tale fermento positivo, attraverso il quale molti esponenti del PD assurgono a protagonisti della scena politica. Molto probabilmente, l’essersi liberati di una certa egemonia ideologica, con l’importante incarico della Presidenza del Consiglio, affidata ad una personalità di provenienza non filologicamente di sinistra, ha liberato molte intelligenze che contribuiscono alla dinamica culturale del Partito Democratico. Due personalità fungono da propulsori per la ripartenza del partito. Il primo è Renzi, anche se la sua spinta propulsiva sembra essersi esaurita, perché, a lungo andare, può stancare persino i suoi sostenitori, se non rinnova le sue proposte, rischiando di attribuire alle sue parole il valore di slogan perenni e facili battute di lega mediocre. L’unica chance a sua disposizione è quella di assumersi la responsabilità della segreteria, altrimenti c’è il pericolo di rimanere legato e relegato nella sua tana ad urlare inascoltato le sue ragioni. Resta il fatto inconfutabile di aver prodotto una rivoluzione nel partito, che ha dato i suoi frutti, scalfendo in profondità il monolitismo ideologico di una parte, aprendo la strada a nuovi protagonisti. Da contraltare a Renzi abbiamo Barca, un fine intellettuale che sta cercando di plasmare il nuovo partito con le sue idee sofisticate, che attraggono le intelligenze ed inducono alla riflessione. Con ogni probabilità ha molto più peso e spessore intellettuale il tentativo di Fabrizio Barca, che opera sul nuovo piuttosto che sul vecchio, come ha fatto Renzi, che ha rinnovato eliminando il vecchio, abbandonando l’idea di una sinistra canonica. Penso, invece, che l’idea di partito di sinistra formulato nel suo manifesto, ponga Barca nella veste di riformatore e quindi formulatore di un modello di partito, capace di creare amalgama e partecipazione, creando l’humus per la formazione di nuove leve nella palestra della scuola di partito. E’ del tutto evidente la distanza che separa Renzi da Barca, la stessa differenza che esiste tra Savonarola e Lutero. Ma dopo questa lunga premessa, vorrei spiegare il motivo che mi ha spinto a scrivere queste note. Una domanda mi assilla: e a destra? Il vuoto pneumatico. Non esiste un minimo di discussione, tutto è dato per scontato. Il dibattito politico è relegato alle agevolazioni fiscali e poco altro. Forse non c’è nulla da dire. O forse è il tributo che bisogna pagare alla libertà di pensiero, all’individualismo ideologico che impedisce l’aggregazione e la partecipazione, in un rifiuto del pensiero unico collettivo, sostenuto dal pensiero unico del singolo. Ho l’impressione che la sinistra si stia riorganizzando su basi più consapevoli, forte dell’esperienza passata, dopo un periodo di transizione che ha messo a dura prova i suoi sostenitori. Le primarie, l’elezione del nuovo segretario, il prossimo congresso sono tutte occasioni di benefiche boccate di ossigeno per proficue discussioni. Attraverso la cosiddetta mobilitazione cognitiva verrà costruito un reticolo relazionale di giovani simpatizzanti e ciascuno potrà sentirsi protagonista e partecipe alla realizzazione di un progetto. A destra, invece, si vive alla giornata, con la consolazione derivante da un piccolo aumento percentuale del consenso; l’assenza assoluta di una partecipazione costruttiva di militanti motivati, allontanando nel tempo l’inevitabile crisi determinata da carenza di contenuti, produce la conseguente diaspora di alcuni e la costituzione di piccoli gruppi anacronistici. Certamente gli efficaci metodi della sinistra non sono applicabili alla destra, ma una soluzione ad un possibile disorientamento dello schieramento moderato deve essere concretamente varata per tempo, con una architettura solida e condivisa. Antonio Mirabile

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