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Gli esodati e i dimenticati

Gent.mo Direttore, non è la prima volta che Le scrivo su questo tema. Innanzi tutto la ringrazio per l'opportunità che mi ha concesso, con la pubblicazione delle mie lettere, e le chiedo un ulteriore aiuto per tentare di dare una soluzione a questo dramma che colpisce oltre 400.000 famiglie italiane. Tutti gli invalidi ai quali viene riconosciuta un’invalidità superiore al 46% hanno il diritto di iscriversi alle liste per il collocamento obbligatorio o mirato e, in particolare, solo con invalidità superiore al 74% si ha la possibilità di andare in pensione con uno sconto di due mesi per ogni anno lavorato. Paradossalmente la Legge Fornero ha considerato gli invalidi alla stregua delle persone considette “normali”, fatta eccezione per il piccolo beneficio di cui sopra. Esiste un cono d’ombra che colpisce la maggior parte delle persone affette da malattia, menomazioni fisiche, sensoriali e intellettive, ecc. comprese tra il 46% e il 74% di invalidità alle quali non si riconosce alcun beneficio pensionistico obbligandoli a lavorare fino a quasi 70 anni di età. A fronte di una continua perdita di posti di lavoro, cosa che sta purtroppo accadendo, per un invalido in stato di disoccupazione, è estremamente improbabile poter ritrovare una collocazione nel mondo lavorativo. È ragionevole pensare che 40 anni di lavoro siano più che sufficienti per chi si trova in questa condizione ed è incredibile come una persona sofferente dall’oggi al domani veda allontanarsi la propria pensione di quasi un decennio. Alla politica il dovere morale di una riflessione sul dolore e sul disagio che certe scelte hanno comportato per questa categoria. So che è stato presentato un disegno di legge da parte della Senatrice biellese Nicoletta Favero sull’argomento e credo che appoggiarlo ripristinerebbe un minimo di giustizia sociale. Antonio Montoro – Biella

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