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donec aliter provideatur

Gentile Direttore, "donec aliter provideatur", ovvero finchè non si provveda altrimenti, elegante formula latina per indicare la temporaneità di un provvedimento, di una situazione. Solo che da almeno un secolo nulla è più stabile, più cristallizzato, più definitivo di una norma provvisoria. Come l’”una tantum”, una terrificante definizione di prelievo fiscale che in burocratese stretto si traduce in norma da “vita aeternam”. Così se Orwell è stato il premonitore del Grande Fratello che tutto vede e tutto ascolta, il Manzoni ha fellinianamente dipinto l’Azzeccagarbugli, l’apoteosi del leguleio. Un calzante esempio di quanto su cennato sono le accise sui carburanti, sul gas domestico, sulla energia elettrica a cui si applica, orrore degli orrori!, addirittura l’IVA: ineguagliabile, questa Italia, nella farisaica applicazione di un prelievo forzoso a cui attaccare la più nobile definizione di Tassa, che nella concezione moderna dovrebbe rappresentare il costo solidaristico di un servizio al cittadino. Se solo lo Stato decidesse di non smentire la Carta Costituzionale, incautamente evocata ogni due per tre anche per le quisquilie più infantili, e le accise fossero abolite, vi sarebbe una massa imponente di denaro a disposizione dei cittadini e delle imprese, quasi un elettroshock economico, che darebbe una spinta formidabile all’intero sistema-paese, con un ritorno finanziario per le casse pubbliche veloce e copioso. I soliti fiscalisti ad oltranza, normalmente stipendiati di lusso universitari a perdere, si sono mai fatti i conti di quanto denaro pubblico viene sprecato nell’assistenzialismo parassitario, come la CIG, gli aiuti alle imprese (epperò grandi, mai medio-piccole), alla agricoltura, alla pesca, insomma a tutto l’ambaradan del “paga Pantalone” che letteralmente succhia le risorse nazionali? Se solo le accise, i prelievi forzosi dei consorzi di bonifica che non si sa cosa bonificano e sono sempre in emergenza e non si accorgono mai del dissesto idrogeologico di cui sono parte integrante, le assurde addizionali provinciali di Province in odore di sparizione applicate alle già elevatissime tariffe RCA a cui aggiungere l’altra vampirata degli oneri di trascrizione del passaggio di proprietà presso il PRA, e le varie addizionali regionali come l’IRPEF e la tassa(!?!) sulla proprietà dei veicoli, o l’addizionale SSN sempre sulle polizze auto, se tutto ciò fosse abolito e restituito alla spesa quotidiana, quale formidabile volano economico si metterebbe in moto? Le imprese, quelle specializzate in primis che sono la molla della innovazione tecnologica, della ricerca industriale, della green economy, del rispetto delle regole fiscali e contributive, avrebbero tutto l’interesse ad assumere manodopera, così come l’industria manufatturiera e tutte le filiere, da quelle industriali alle agricole, alle ittiche, e così via sino ad una elevata occupazione che porta denaro allo Stato e ne diminuisce le uscite assistenziali ed emergenziali. Sino al punto di giungere al miracoloso effetto di pagare subito i propri fornitori, che a loro volta pagano i propri fornitori, i dipendenti, le banche, in un vortice di IVA, INPS, INAIL, IRPEF, IRPEG e tutto il terrificante mondo delle dolorosissime tasse che solo il masochismo statuale riesce a concepire: il Marchese de Sade al confronto ha la fantasia di una ameba. La situazione italiana contingente è più che drammatica, è mortale. Il PIL più che negativo volge alla estinzione mentre i pappataci mitteleuropei, Francia e Germania in testa, fanno shopping del meglio del meglio del Made in Italy, appropriandosi senza fatica dell’ingegno, della fatica, del sangue, del sogni di generazioni di Italiani. Quindi siamo dinanzi ad una scelta: o proseguiamo nella lenta quanto inesorabile agonia attuale nella ipocrita obbedienza a poteri forti stranieri che hanno tutto l’interesse a comprarci a prezzi di saldo oppure recuperiamo l’orgoglio e la dignità nazionali, ponendo il veto alle assurdità rigoriste pro domo sua della Germania e dei suoi presuntuosi satelliti, ricordando ad alta voce l’altissimo livello finanziario della solidarietà italiana proprio verso uno stato tedesco in reale default a causa della costosissima riunificazione, denunciando l’ormai surreale ed anacronistico Accordo di Maastricht e l’allucinante Basilea III°, ideato ad uso e consumo degli gnomi di Francoforte, che sta letteralmente strozzando cittadini ed imprese italiani. Il tutto con la contemporanea abolizione di tutte le accise e le addizionali, nazionali e locali, e norme antispreco per ogni PA, a partire dal fiume di denaro che va a mantenere pseudoassociazioni culturali che sono la linfa della clientela politica, oppure quel finto “mondo solidale” che con la solidarietà reale operativa non c’entra nulla, unitamente all’immediata abolizione della CIG e di tutte quelle erogazioni a scopo politico verso sindacati, aziende et similia che non producono fatturato ossia posti di lavoro a tempo indeterminato, l’unico e solo vero motore di qualsiasi economia moderna e sociale da cui originare e crescere ogni democrazia moderna ed occidentale basata sulla equità, sul rispetto della persona, avendo il merito come selezione e metro di crescita individuale. Michele Calò - Roma

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