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SERVIZI ALL'INFANZIA: PRESSOCHE' PARI A ZERO

La denatalità da incubo che si osserva nel nostro Paese rappresenta a mio parere la più grande emergenza nazionale. Non ce la possiamo permettere, perché così l'Italia va a fondo. Data la gravità della situazione, ogni sforzo deve essere fatto per riportarsi verso livelli fisiologici che garantiscano il ricambio generazionale. Siamo in ritardo rispetto a tutti gli altri Paesi europei, l'età media degli Italiani è da gerontocomio, la piramide delle età si è invertita e il numero degli anziani è sproporzionatamente alto rispetto a quello dei giovani. Nel 2010 in Italia solo l'11,8% dei bambini di età compresa tra 0 e 2 anni ha potuto accedere ad asili nido comunali o a strutture private convenzionate con il settore pubblico. L'Italia è l'unico Paese europeo che non ha un capitolo nella Legge di stabilità a beneficio dei servizi all'infanzia. Questi ultimi vengono perciò erogati a discrezione delle amministrazioni regionali e comunali e in questo modo l'erogazione finisce per essere "a geometria variabile". Di fronte a un tasso di natalità che si attesta su 1,3 figli per donna, il desiderio di maternità è invece di 2,3 figli per donna, soglia che garantirebbe un normale ricambio generazionale e potrebbe prevenire lo scompenso demografico e l'anomalo rapporto numerico tra anziani e giovani che, squilibrando il sistema sociale, sta mettendo in ginocchio il nostro Paese. Perché il desiderio di maternità non può tradursi in realtà? Evidentemente a causa della quasi totale mancanza di servizi alla maternità e all’infanzia. Solo lo 0,15% del Pil è destinato ai servizi alla primissima infanzia, che infatti risultano del tutto insufficienti rispetto alle necessità. Bisogna destinare più risorse. Sappiamo bene che la coperta è sempre più corta, tanto che se ci si copre da una parte, ci si scopre dall'altra. Ma trovare il modo di dare questi servizi diventa un imperativo categorico, perché il solo modo per tenere in equilibrio il nostro sistema sociale che ora sta implodendo è quello di ripristinare il fisiologico rapporto numerico tra anziani e giovani che renda possibile nel tempo la stabilità numerica della popolazione. Sono perciò necessari maggiori investimenti. Questi ultimi però potrebbero avere l'effetto di accendere una turbina che si autoalimenta. Se fossero erogati per legge i servizi necessari, il che significa la creazione di migliaia e migliaia di asili nido statali, si creerebbero moltissimi nuovi posti di lavoro per i giovani, e per le giovani donne in particolare. Ciò creerebbe un indotto formidabile, come già si è verificato negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, che potrebbe far ripartire i consumi interni e dare nuovo slancio alla nostra asfittica economia. Andando avanti come stiamo facendo ora ci assicuriamo invece l'implosione del sistema, di cui tra pochi decenni resteranno solo macerie. Con i più cordiali saluti.

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