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LA DANATALITA' AFFOSSA IL P.I.L.

Come credo risulti a tutti ben evidente, in Italia mancano i servizi a supporto dei potenziali lavoratori, specialmente donne. Gli asili nido sono un "optional", mentre nel Nord Europa e non solo rappresentano un servizio primario. Decenni fa anche molte aziende italiane organizzavano asili per i propri dipendenti e chi lavorava veniva rispettato come individuo e aiutato a lavorare. Oggi i lavoratori non sono più considerati come persone, ma come unità produttive, come oggetti. Con tutte le tasse che paghiamo, credo allora che dovremmo permetterci asili gratuiti per legge, come gratuite sono la scuola primaria e l’assistenza sanitaria. Evidentemente dobbiamo copiare, o meglio ancora "fotocopiare" l'organizzazione sociale di Paesi dove si vive meglio che in Italia: magari quella dei Paesi scandinavi, o di Francia o Germania. Sono convinto che sostenendo la natalità si otterrebbero due importanti risultati positivi. Un aumento della natalità non solo sanerebbe un terribile scompenso demografico (troppi anziani e pochissimi giovani, sui quali grava l'onere delle pensioni), riequilibrando i rapporti tra fasce d’età nella popolazione, per restituirli a valori se non fisiologici, almeno meno patologici, ma, quasi come effetto collaterale, creerebbe anche un enorme numero di posti di lavoro (prodotti e alimenti per l'infanzia, indumenti, giocattoli, asili nido e scuole materne, personale medico e paramedico, e via dicendo). Un aumento della natalità non porterebbe necessariamente a un incremento numerico della popolazione. Basterebbe infatti puntare sulla "crescita zero", da cui purtroppo siamo lontanissimi. Ciò richiederebbe un raddoppio dell'attuale tasso di natalità in Italia. La cosa non deve meravigliare: infatti il livello attuale di natalità fa sì che tra una generazione e quella successiva ci sia un dimezzamento numerico. Negli anni Sessanta gli alunni delle scuole elementari erano circa un milione: oggi sono la metà, nonostante il forte contributo degli immigrati (cui si deve in molte aree del nord Italia più del 40% delle nascite). Per mantenere numericamente stabile la popolazione, e cioè per avere una "crescita zero", il numero delle nascite in Italia dovrebbe dunque raddoppiare. Attualmente in Italia le condizioni sono però proibitive: di fatto è vietato fare figli. Il valore sociale della maternità è misconosciuto, anzi la maternità, con le regole che ci siamo dati e che per nostra sfortuna sono diverse da quelle di altri Paesi europei che invece sulla maternità investono fior di risorse, è di fatto incompatibile con il lavoro. Nell'ambiente di lavoro essa è vista come un evento negativo, assai doloroso, che va possibilmente evitato. Stanti le attuali regole, i privati cercano di assumere solo lavoratrici che non intendano diventare mamme, almeno a breve, e anche negli enti pubblici le lavoratrici in gravidanza spesso non vengono sostituite, con conseguenti fortissimi disagi per gli sfortunati colleghi di lavoro. Con questa "intelligente" organizzazione la prospettiva per il popolo italiano è quella di una eutanasia fortemente voluta, pianificata e meritata. Oltre alla scomparsa di un intero popolo, altro banale effetto collaterale, destinato a manifestarsi in tempi più brevi, è il calo del p.i.l., che va di pari passo con la riduzione della natalità. L'Italia sta diventando un Paese di vecchi e ciò ha necessariamente sul p.i.l. un effetto nefasto. Con i più cordiali saluti.

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