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NON SERVE UN MINISTERO PER L'INTEGRAZIONE, MA UNO CONTRO L'ESTINZIONE

Saremo costretti a emigrare per non estinguerci? Come si fa a mettere al mondo dei figli, oggi, in Italia? Date le condizioni proibitive, chi lascia eredi va considerato un eroe, o piuttosto un incosciente? Più che di un ministero dell'integrazione, avremmo bisogno di un ministero della CONSERVAZIONE, o di un ministero ANTI-ESTINZIONE. Per i nostri giovani che vorrebbero progettare una propria vita familiare e lavorativa la prospettiva che si apre è quella di una indipendenza economica che arriva fuori tempo massimo e di una precarietà protratta negli anni che rende impossibile qualsiasi pianificazione. Il sistema sembra costruito apposta per garantire loro un'infelicità duratura. In termini sociali si tratta di autolesionismo eletto a sistema, del suicidio pianificato di un intero popolo, di cui non rimarrà traccia nella futura umanità. Per far quadrare il bilancio statale gli Italiani devono andare in pensione sempre più tardi e quindi i posti di lavoro restano congelati e non disponibili per i giovani; per di più i dipendenti pubblici che vanno in pensione vengono sostituiti solo in parte. Tutto il sistema è malato. Mentre la popolazione anziana è cresciuta, il che ha comportato un enorme aumento della spesa previdenziale e di quella sanitaria, spese destinate a crescere ulteriormente, la popolazione giovanile è diminuita in modo drastico e si dimezza a ogni generazione. Il rapporto numerico tra genitori e figli tende infatti al valore di 2:1, ovvero il rapporto numerico inverso tra figli e genitori tende a un valore di 0,5. Nel giro di cinquant'anni gli Italiani si sono virtualmente ridotti del 70%, nel senso che rispetto a 100 giovani negli anni Sessanta, nel 2013 i giovani rimasti sono solo 30. La popolazione complessiva non si è ridotta in proporzione solo perché permane un'altissima percentuale di anziani. E' un'estinzione fortemente voluta, scientificamente pianificata, e di cui non ci si rende neppure conto. I nostri illuminati politici sembrano ignorare il problema e si comportano come gli struzzi, che nascondono la testa sotto la sabbia, o come le tre scimmie della serie "non vedo, non sento e non parlo". Consiglierei loro la lettura dell'ottimo libro di Piero Angela e Lorenzo Pinna "Perché dobbiamo fare più figli - le impensabili conseguenze del crollo delle nascite", ed. Mondadori, 2008. Il solco tra l'Italia e le altre nazioni europee sta diventando sempre più profondo. Mentre la spesa previdenziale nell'Unione Europea si attesta su una media del 40-45% dell'intera spesa statale, in Italia supera il 65%; in compenso gli investimenti per la famiglia rappresentano in Italia solo il 4% del bilancio statale, contro il 9% della media europea. L'Italia in estinzione è sempre più "ingessata". Il boom delle nascite negli anni Sessanta si accompagnò a una fase di crescita economica irripetibile. Non c'è dubbio che un aumento della natalità, oltre a sanare un terribile scompenso demografico e a riequilibrare i rapporti tra fasce d'età nella popolazione, restituendoli a valori se non fisiologici, almeno meno patologici di quelli attuali, creerebbe un elevato numero di posti di lavoro, ma attualmente in Italia le condizioni sono proibitive. Di fatto è vietato fare figli. Il valore sociale della maternità è misconosciuto. Il lavoro arriva sempre più tardi ed è sempre più precario e meno remunerato. Quando arriva una certa sicurezza economica, l'età fertile per la donna si è già quasi del tutto consumata. Come rimediare? Per non estinguerci del tutto, potremmo lasciare che i nostri giovani emigrino e cerchino altrove condizioni più favorevoli. Più che per libera scelta, oggi ciò sembra accadere per necessità e per la mancanza non solo di organizzazione sociale, ma anche di lavoro. Forse solo così potremo avere degli eredi. Mi rendo conto che la situazione presenta aspetti paradossali. Per coloro che invece, le condizioni adatte, sono motivati a crearle qua in Italia, la soluzione più ovvia è quella di copiare l'organizzazione sociale e la politica demografica da Paesi a noi vicini: ciò facendo, l'Italia verrebbe rivoltata come un calzino. Anche l'ingresso nel mondo del lavoro andrebbe anticipato, rivedendo la durata di vari percorsi scolastici inutilmente allungati e annacquati a dismisura negli ultimi anni; il lavoro precario dovrebbe essere limitato per legge a periodi fisiologici, anziché procrastinato all'infinito come lo è ora; l’assistenza alla maternità in termini di sostegno economico (assegni familiari, detrazioni fiscali, ecc.) e di servizi sociali (asili nido, orari di lavoro compatibili, ecc.) dovrebbe essere paragonabile a quella che viene attuata in altri Paesi europei, come Francia e Germania. Potrebbe giovare anche un giusto riconoscimento alle madri lavoratrici, come quello di poter anticipare la pensione in ragione, per esempio, di due anni per ogni figlio. Se vorremo continuare a ignorare il problema e scegliere di proseguire sulla strada già imboccata, la facile previsione è quella di una serena estinzione od eutanasia di un intero popolo nella propria totale indifferenza. E così sia. Con i più cordiali saluti.

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