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IMU: NO AL MOTIPLICATORE DELLE RENDITE

Premesso che sono assolutamente favorevole all'abrogazione del versamento Imu sulla prima abitazione, credo che, tuttavia, vadano affrontate in maniera trasparente e soprattutto pubblica- anche attraverso questo giornale - le tematiche relative a possibili nuovi scenari di applicazione dell'imposta, in senso decisamente più equo, tenendo conto dell'attuale giungla catastale che caratterizza il patrimonio immobiliare italiano. Tale contesto, recentemente denunciato in sede parlamentare anche da Befera, non può essere un alibi a far sì che le cose restino inalterate, specie nella definizione degli imponibili. Tanto per cominciare, se è vero, come è vero, che esistono profonde discrasie fra le rendite catastali non solo tra comuni e comuni, ma in misura maggiore nell'ambito di uno stesso comune, appare necessario intervenire per modificare la previsione normativa che impone il moltiplicatore obbligatorio alle rendite, nella misura di 60 volte la rendita catastale certa. Questo è, infatti, uno dei maggiori elementi critici, dal momento che non si raggiunge equità aumentando nella stessa misura ciò che già in partenza è iniquo. Per ovviare a ciò, sarebbe bastato che il precedente governo, nel dettagliare le misure di applicazione dell'Imu, avesse considerato non applicabile il moltiplicatore per rendite nuove, ossia assegnate, tanto per dire, negli ultimi cinque anni e che non siano state oggetto di ricorso in diminuzione. Queste rendite, va da sé, vengono assegnate con importi già alti e più consoni al valore di mercato in una determinata zona. Diversa considerazione appare logica, oltre che plausibile, per le rendite risalenti a decenni e decenni fa, laddove l'ancoraggio al valore dell'epoca, bassissimo per oggi, anche in zone pregiate, rende evidente l'iniquità catastale presente oggi sul territorio nazionale. Iniquità, che, come detto più volte dai tecnici delle finanze, non potrà che essere superata se non nel giro di parecchi anni. Ecco perché, fra le misure da studiare nella revisione e riforma dell'imposizione sulla casa, non può prescindersi da questa proposta, ossia di non applicazione del moltiplicatore automatico della rendita ai fini del calcolo dell'imposta esclusivamente per quelle rendite nuove relative a classi catastali popolari e civili (A2, A4 per intenderci), ponendo un limite retroattivo di cinque anni e, se si vuole, un limite di importo superiore ad almeno 2.000,00 euro (ma di questo si può ovviamente discutere sulla base di dati tecnici in funzione del gettito previsto).

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