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Il solito teatrino della politica.

La situazione italiana è di una drammaticità che è veramente compresa soltanto da chi vive, sulla propria pelle, la disperazione del non avere sufficienti risorse con cui sopravvivere. Passata anche questa tornata elettorale, i nostri politici sono ritornati al solito teatrino delle discussioni infinite, dei distinguo , del perditempo. Qualcuno si è pure risentito che al Senato fosse stato presentato un provvedimento con la procedura di urgenza. Non c’è urgenza per i nostri politici che non hanno ancora indicato come fare per arrestare la crescita del debito pubblico ormai completamente fuori controllo. Sembra che questo sia un non problema e si cerca di dare la colpa di tutto all’Europa. Ma il debito , come nelle cose più semplici della vita quotidiana , se non viene posto sotto controllo, se non ripagato, ci sommergerà. Non si è tagliato niente perché risulta difficile farlo ad un governo di compromesso, dove si cerca di non scontentare nessuno. Non si sono toccati gli enti inutili , cresciuti a dismisura in ogni Regione per elargire stipendi ai propri sostenitori ed amici . Non si svolgono quasi più concorsi pubblici e tutto avviene all’interno di potentati nazionali , regionali e locali , con una formula di “do ut des” che è la base di corruttele di ogni genere. Non si è tagliato il numero dei parlamentari , imponendo ai cittadini di sostenere , ancora per un quinquennio, quasi mille parlamentari a cui si debbono aggiungere quelli regionali , provinciali , locali , delle aziende municipalizzate, degli enti di sviluppo , di coordinamento (senza coordinare quasi niente). Le Regioni continuano a spendere ed a presentare il conto a piè di lista come se questo fosse il paese del bengodi e non soddisfatti, i presidenti continuano a correre a Roma per chiedere altri fondi ed espandere la spesa inutile. In questo marciume, dove ormai i partiti rappresentano solo esigue minoranze di popolazione, appare quasi come un faro illuminante la decisione della giunta comunale di Tricesimo (UD) di tagliare del 30% le indennità di carica. Speriamo che presto l’esempio sia seguito , prima che ce lo imponga la “troica”. Giovanni Ridinò

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