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"Pensioni d'oro" e populismo a buon mercato

Gentile Direttore, quando il primo gennaio di quest'anno sono andato in pensione a 60 anni e dopo 35 anni di contributi versati e 6 anni di laurea riscattati non pensavo di godere di un ingiusto privilegio ma semplicemente di esercitare un diritto garantitomi dallo Stato alle condizioni poste dal medesimo. Fino a quel momento avevo infatti associato il concetto di "pensioni d'oro" a quelle percepite da magistrati, diplomatici, alti funzionari e manager di Stato, politici e parlamentari. Mai avrei pensato di poter essere additato al pubblico ludibrio e alla generale esecrazione per quello che ritenevo il giusto corrispettivo di quanto percepito nella mia attività lavorativa al servizio dello Stato secondo le regole previste dai CCNL e dalla legiferazione in materia pensionistica dei governi che si sono via via succeduti negli anni. Già durante la campagna elettorale aveva fatto capolino nel programma di qualche partito o movimento la proposta di porre un tetto pensionistico ma è stato dopo la recente sentenza della Consulta, che ha dichiarato incostituzionale il "contributo di solidarietà" oltre i 90000 euro, che ho assistito ad un crescendo di pronunce nel merito da parte di commentatori ed esperti arrivati fino a chiedere l'intervento del Capo dello Stato per rispristinare il principio di equità sociale. Dalla Giorgia Meloni, forse dimentica di aver messo al sicuro un robusto vitalizio in qualità di parlamentare di lungo corso ancorchè di giovane età ad un ex ministro del Lavoro, la professoressa Fornero, della cui esperienza governativa si ricorderanno più gli strafalcioni e gli errori "tecnici" che la competenza e dimentica di aver fissato proprio Lei le ultime regole in materia pensionistica, compresa quella di aver fissato al 31.12.2011 il termine del calcolo della rendita con il metodo retributivo, a tanti altri, tutti accomunati dalla medesima indignazione per quella che è stata vista come un vulnus al principio di equità. Ora, io vorrei molto umilmente dire a questi esperti o sedicenti tali che le persone tutte, giovani e meno giovani, hanno diritto a costruire il proprio progetto di vita e perseguirne la realizzazione e che se può essere irrituale ma ancora accettabile cambiare le regole a partita in corso, quando hai ancora la possibilità di adeguare le tue personali strategie al cambiamento, non è accettabile il cambiamento delle regole quando la partita è stata giocata e il risultato ormai acquisito. Dello Stato bisogna fidarsi! Cordiali Saluti

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