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La verità sulla Mediazione

Sul numero di Libero del 18 giugno è stato pubblicato un articolo a firma di Antonio Castro dal titolo “Un’altra tassa occulta per accelerare i processi”, in cui si riporta un’intervista dell’avv. Maurizio De Tilla, presidente dell’Associazione nazionale avvocati. Si parla della bistrattata mediazione civile e commerciale, introdotta nel nostro ordinamento con il d. lgs. n. 28/2010, in attuazione della legge delega n. 69/2009, art. 60, dichiarata incostituzionale con sent. 272/2012 Cort. Cost., per mero eccesso di delega, nella parte in cui prevede la mediazione come condizione di procedibilità. Il recente decreto legge “del fare” mira a sanare il vizio di forma dichiarato dalla Consulta e ripristina la mediazione c.d. obbligatoria, apportando anche importanti modifiche all’istituto. A questa notizia l’avv. Maurizio de Tilla, tuona :<< Combatteremo e faremo fallire questa operazione che non velocizzerà proprio nulla se non gli incassi di qualche lobby>> Per chi non la conoscesse, la mediazione civile e commerciale è un istituto giuridico finalizzato ad aiutare le parti in lite a raggiungere un accordo amichevole ed evitare così che la loro controversia finisca in tribunale. Il tutto con l’aiuto di un professionista, una terza persona neutrale, super partes, che, grazie all'arma potentissima del segreto professionale e alle sue competenze specifiche (infatti in molte mediazioni particolarmente tecniche, il mediatore con una preparazione giuridica spesso viene affiancato da un mediatore con competenze tecniche specifiche) può aiutare i litiganti a trovare una soluzione che soddisfi gli interessi di tutti. Una parte dell’avvocatura ha da subito avuto un atteggiamento di grande ostilità nei confronti di questo nuovo istituto giuridico che ha rivoluzionato, di fatto, il modo tradizionale di risolvere le controversie: quello conflittuale e dell’avversarialità (modalità che ahimè affiorano prepotentemente anche dal tono utilizzato dell’Avv. De Tilla nell’articolo citato. In una società evoluta che si muove alla velocità di un click, in cui sorgono milioni di rapporti giuridici, pensare di portare ogni controversia in tribunale significa inevitabilmente intasare i ruoli e di fatto negare un vera giustizia al cittadino, perché una sentenza che giunge in media dopo sette anni, non può che considerarsi giustizia negata. L’avv. De Tilla dichiara che la mediazione << picchia sui cittadini e sulle tasche visto che con l’obbligatorietà si dovranno sborsare centinaia di euro in più>>; omette, però il gentile collega che a fronte dell’esborso di qualche decina di euro (il max dell’indennità è di 250 euro per le controversi di valore superiore a 50.000) si applica un credito di imposta che permette di recuperare interamente le somme versate, rendendo di fatto la mediazione gratuita! Dopo la promessa, anzi la minaccia, di combattere in tutte le sedi per farla fallire, il presidente dell’Associazione nazionale dell’avvocatura, propone una mediazione facoltativa e al massimo delegata dal giudice. Peccato, però che il collega dimentichi che da ottobre dello scorso anno ad oggi la mediazione è già facoltativa; il problema è che non funziona, come ha funzionato invece durante la sua cogenza, perché gli avvocati sistematicamente la boicottano ignorando gli inviti a presentarsi in mediazione inoltrati dai colleghi che rappresentano le parti che invece la mediazione la vogliono. In ine, si accusa che la mediazione obbligatoria rappresenterebbe << di fatto…l’introduzione di un quarto grado di giudizio>>. Ebbene, da avvocati, convinti sostenitori dell’istituto conciliativo, sentir parlare della mediazione come grado di giudizio, non possiamo che gridare all’anatema, dato che il mediatore non ha alcun potere di dispensare giustizia, ma aiuta solo le parti a trovare un accordo, cercando di far emergere i loro reali interessi. Un’ultima accusa che si muove alla mediazione è che la stessa, al tempo della sua piena operatività, cioè prima della sentenza della Corte Costituzionale, solo il 10% delle mediazioni si sono chiuse con accordo. Questo dato è inesatto, perché si basa sul numero totale di istanze di mediazione giunte presso gli organismi accreditati. Se si parte dal presupposto che il 70% delle istanze di mediazione sono state disattese, proprio a causa di un atteggiamento ostativo nei confronti dell’istituto da parte della maggioranza degli avvocati, ma anche per un criterio di tariffazione all’epoca della obbligatorietà effettivamente in molti casi forse eccessivo e che oggi il decreto legge ha corretto con la previsione del primo incontro programmatico, e si considera che quel 30% di mediazioni effettivamente svolte sono state chiuse nel 49% dei casi con un accordo, possiamo dire a gran voce che la mediazione ha funzionato eccome! Non solo,vorremmo ricordare al presidente e far presente ai lettori che l’obiettivo di deflazionare il carico delle cause in entrata che il governo Berlusconi si pose di raggiungere con la mediazione obbligatoria, era proprio il 10% ; pertanto, possiamo dire: missione compiuta! Siamo disponibili per eventuali repliche più articolate o per la redazione di un prospetto esplicativo. Comitato ADR & Mediazione Il Presidente - Avv. Paolo Fortunato Cuzzola

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