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Istanbul occupata, Istanbul riappropriata, eppure violentata.

Una Turchia che reagisce, un popolo che rivendica il proprio diritto alla libertà nell'accezione più ampia del termine. Giovani, vecchi, bambini, donne, uomini, laici, musulmani, professionisti, operai (http://www.hurriyetdailynews.com/what-the-streets-told-me.aspx?pageID=238&nid=48061&NewsCatID=422#.Uax1tV5wz4Q.) UNITI contro un governo dispotico. Una protesta nata pacificamente contro la cementificazione della splendida Taksim si è rapidamente trasformata in un grido disperato nel nome dei princìpi fondatori tanto cari al “padre della Nazione Turca” Mustafa Kemal Atatürk. Una protesta che non vede schierati in campo terroristi, ma gente disarmata, massacrata brutalmente da una polizia che non sembra conoscere distinzioni di nazionalità nel modus operandi. Vedo immagini drammatiche (http://occupygezipics.tumblr.com/) che circolano viralmente in rete, frutto dei tanto criticati social networks, che svolgono finalmente una funzione sociale di condivisione, supporto e aggregazione. Ascolto i commenti dei tanti amici turchi che sono messi a tacere nelle aree calde della protesta attraverso la mancanza di rete per l'accesso ad internet e che si affidano totalmente a quanti fuori dall'inferno sentono il dovere morale di denunciare la barbarie a cui stiamo assistendo. Cinque morti, migliaia di feriti, mutilati: questo è un bollettino di guerra (http://humanrightsturkey.org/2013/06/03/turkey-must-end-abusive-use-of-force/), mentre la tv turca trasmette placida un documentario sui pinguini (http://www.dailydot.com/news/cnn-turk-istanbul-riots-penguin-doc-social-media/) L’ articolo 34 della Costituzione turca garantisce il diritto a organizzare riunioni e manifestazioni pacifiche in assenza di armi anche senza autorizzazione; l'articolo 26 garantisce la libertà di espressione e gli articoli 27 e 28 garantiscono la "libertà di espressione" e la "libera divulgazione del pensiero" (cit. Risoluzione del Parlamento europeo del 13 giugno 2013, relativa alle condizioni in Turchia http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&language=EN&reference=P7-TA-2013-277); eppure Taksim è stata sgomberata dopo un'intensa notte di scontri; eppure è in corso la stesura di una bozza di legge, da parte del governo turco, per restringere l'utilizzo dei social networks (http://www.goodmorningturkey.com/government-working-on-draft-to-restrict-social-media-in-turkey/). E' inaccettabile il trattamento che il governo turco sta riservando ai propri cittadini che manifestano un dissenso totalmente legittimo. E' inaccettabile che avvocati, medici e giornalisti siano impossibilitati nell'esercizio della propria professione, e arrestati per il semplice obbligo civile, morale e professionale che sentono nei confronti di una cittadinanza che ha deciso di uscire dal torpore in cui da tempo era immersa. E' inaccettabile che i media siano censurati e oscurati quando riportano i fatti. E' inaccettabile scendere a compromessi con chi democraticamente eletto non rispetta il volere e le istanze di coloro che lo hanno sostenuto. Eppure immagini poetiche squarciano questo scenario di violenza: la donna in rosso (http://www.guardian.co.uk/world/2013/jun/05/woman-in-red-turkey-protests), il concerto di piano (http://www.hurriyetdailynews.com/piano-notes-replace-tear-gas-in-taksim-as-german-musician-gives-concert-at-gezi-park.aspx?pageID=238&nid=48722), l'uomo che da lunedì è fermo immobile di fronte al ritratto di Atatürk in piazza Taksim (http://www.ndtv.com/article/world/turkey-s-standing-man-a-new-form-of-peaceful-protest-380911), il personale di bordo della Turkish Airlines che sciopera a sostegno della protesta inscenando una simulazione di comportamento in caso di evacuazione dell'aeromobile (http://www.hurriyetdailynews.com/Default.aspx?pageID=428&VideoID=555). E' per la disperazione di un popolo a me caro, che vi chiedo di pubblicare questo sfogo. “Quel che ora penso veramente è che il male non è mai 'radicale', ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo. Esso 'sfida' come ho detto, il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua 'banalità'. Solo il bene è profondo e può essere radicale” (cit. Hannah Arendt – La banalità del male)   MB

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