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La casta degli anticasta

Gentile Direttore, il caso Idem presenta quella arroganza tipica del piccolo potere nepotistico mirabilmente interpretato da Alberto Sordi ne Il Marchese del Grillo quanto sentenzia: “Io so io, e voi nun séte un cazzo!”. Parimenti la improvvida Kyenge è l’eclatante personificazione del ”nessuno” divenuto “qualcuno” senza merito di sorta ma solo per la sinistronza moda dell’apparire, ovvero l’opportunismo cinico e razzista del finto buonismo politically correct mirato allo sfruttamento tout court di chiunque serva all’unico obiettivo dei parassiti: il potere per il potere. I vari Grillo, Bersani (detto anche lo zerbino di Errani), D’Alema, Vendola, Camusso, Bindi, e sinistri a perdere con il concorso di merdine come Fini e Casini, tutti sotto l’ala del nume Napolitano, sono la vera e sola casta, sorretta da una massa di italioti che non si accorge di quanto accade e, afflitta da diplopia crociata (o come dicono i toscani “un occhio a Pisa e l’altro a Follonica”) flatuleggia, meteoricamente decerebrata e dimentica di quella perla di saggezza resa famosa dal “furbetto del quartierino” Stefano Ricucci: “Sò bboni tutti a fà li froci cor culo dell’artri!”. In questa orrida farsa di una finta demokratia sovietizzata à la mode italienne, la casta degli anticasta – un tempo nomata nomenclatura PCI detta anche ironicamente “piccina” – mette in scena il trito e ritrito canovaccio della demonizzazione altrui per coprire le schifezze proprie. E duole dovere ascrivere all’elenco degli inconsapevoli sostenitori anche belle anime come Mario Giordano, Paolo Del Debbio e persino Lei, caro Direttore. Dirà che bisogna pure denunciare le scempiaggini dei nostri paladini (sic!), perché nessuno è senza peccato, perché i Fiorito, gli Scialoja…… Già! Solo che i sinistri i loro non li condannano mai e continuano a votarli mentre i nostri, ahimè!, diciamo moderati o non vanno più a votare oppure votano il guitto genovese. Che fare? Se seguo il mio cuore da sempre di Destra mi vado a comprare degli scarponi chiodati ed un robusto bastone per tutti quelli che sgarrano ma, è qui il busillis, se seguo la ragione dovrei richiamarmi alle regole della propaganda leninista, a sua volta mirabile modernizzazione di quella religiosa, cattolica in primis, che culmina nella farisaica massima del “fai quello che il sacerdote dice, non fare quello che il sacerdote fa”. Chissà…. se Gengis Khan non fosse morto nell’assedio di Vienna…. Bah! Regards.

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