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Letta sì, Letta no

Egregio Direttore Belpietro. Non spenderò troppe parole sull'esito del processo Ruby. Perché si tratta di una sentenza inaudita ed anche per non tediarLa mentre innumerevoli commentatori (autorevoli? sorvoliamo) di ogni parte e di ogni estrazione si danno battaglia su tutti i mezzi di informazione, chi per manifestare la propria soddisfazione (“giustizia è fatta”) chi per esprimere con forza il proprio dissenso. Certo la condanna, e prima ancora tutto il processo, costituiscono qualcosa di abnorme. Piuttosto vorrei esprimere un mio modesto pensiero sugli orizzonti che si dischiudono sul Governo Letta. A fronte dello sfregio subito con la condanna "Ruby", e della felicità, neppure tanto celata, del PD, che al massimo si trincera dietro l'ipocrisia che "le sentenze non si discutono", dubito che Berlusconi faccia bene a continuare a sostenere il Governo Letta. Un conto è adoperarsi per le "larghe intese" (nella speranza, o forse, più semplicemente, nell'illusione che sia questa la strada per combattere la crisi, anche visti i miseri risultati finora ottenuti e le continue contraddizioni in cui la compagine governativa si è distinta), diverso è continuare ad andare a braccetto con gli esponenti di un partito la cui ampia maggioranza è dichiaratamente ostile, e che ha come massimo interesse quello di eliminare il "nemico pubblico numero 1". Al momento giusto, anche coloro che oggi recitano (maldestramente) la parte dei sostenitori di una pacificazione nell'interesse del Paese non avranno remore nel fare fronte comune con la parte maggioritaria del PD, perché buon sangue non mente, ed agiranno come meglio potranno per liquidare Berlusconi e con lui la destra di cui è il simbolo. Insistere un po' ostinatamente da parte del Cavaliere sulle attuali posizioni potrebbe costituire il modo migliore per spianare la strada alla manovra di invischiare la destra in un improbabile progetto politico senza vere prospettive e rivelarsi un pericoloso boomerang per il consenso da parte del relativo elettorato. Una volta si diceva che chi va con lo zoppo impara a zoppicare e che di buone intenzioni è lastricata la via che porta all'inferno. Può darsi che tutto questo non si verifichi neppure, perché le vicende giudiziarie saranno più che sufficienti a demolire la figura di Berlusconi e ad infliggere alla destra un colpo da cui sarà arduo riprendersi, ammesso che ne abbia la personalità. Però i due problemi sono molto diversi: sulle vicende giudiziarie personali di Berlusconi il Pdl non ha che minime possibilità di intervento; diversa, invece, la decisione di infilarsi di propria iniziativa in un'avventura che si prospetta come un cul-de-sac. L'elettorato del Pdl che sognava una svolta radicale ha già molti motivi per essere deluso, ed il calo repentino di consensi che indicano gli ultimi sondaggi ne sono la migliore dimostrazione. Quale potere ha il Pdl in seno al Governo per far prevalere la linea su cui si era impegnato? Le leve decisionali in materia di economia sono tutte in mano o al PD o a personaggi distanti dalle idee del Pdl, e ne hanno dato ripetutamente prova. Letta tentenna, rimanda, mezze promesse, mezze smentite, una continua tattica dilatoria. E il Pdl, dopo molte promesse, non ha possibilità e la spina dorsale per essere incisivo. Che cosa ci sta a fare in questo tipo di Governo? Sta perdendo la propria identità ed i consensi dell'elettorato. Le varie correnti che agitano il partito sulle incerte prospettive sono lo specchio di una sostanziale preoccupazione ed anche di molta confusione. Egregio Direttore, mi rendo conto di essermi molto dilungato, e me ne scuso. Il fatto di essere un semplice lettore di Libero e non un esperto non preclude la possibilità di registrare dei fatti, di saper guardare quello che succede e di formarsi un'opinione su come si profila un quadro politico che fortemente si vorrebbe migliore.

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