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Mastro Titta è tornato

Egr. sig. Direttore, Titta è tornato si, ma con altro nome, questo però è più spietato e sanguinario di quello originale che nella sua pur lunga carriera durata ben 68 anni di onorato servizio, ha eseguito 516 condanne 7,5 l'anno. Egli operava nel nome dello Stato Pontificio, questo invece opera nel nome dello Stato Italiano, non si chiama “Titta”, bensì Equitalia. Quello giustiziava nel nome delle leggi vigenti assassini, grassatori e delinquenti di ogni genere, questo invece non usa né mazzuola, né ascia e nemmeno corda e non uccide materialmente, ma spinge gente normale, onesta, operosa, alla disperazione e al suicidio. Ancora una volta politici e organi di informazione ribaltano la verità, mettono l'accento sulla “crisi” e banalizzano la verità cioè “l'istigazione al suicidio”. Stiamo marciando con una media che supera oltre cento perdite l'anno di poveri disgraziati ignorati da uno Stato che non onora i propri impegni e doveri e non paga i debiti, inoltre, non bastasse, vessati da un fisco che è difficile qualificare in quanto non esistono nel vocabolario della lingua italiana aggettivi adeguati. Questi poveretti non sono morti di raffreddore !!, questi si impiccano (forca) si sparano (fucilazione), si danno fuoco (roghi), morti dappertutto e Titta da nessuna parte? Mi sorge spontanea una domanda : “come fanno i nostri parlamentari (loro funzione è legiferare e controllare), e i vertici di Equitalia, a coricarsi la notte e dormire sonni tranquilli ?”. Noi tutti invece non dovremmo rabbrividire a leggere le memorie di Titta, ma a leggere la cronaca quotidiana dei nostri concittadini costretti a rinunciare alla vita, e al dolore e ai problemi dei familiari che restano.

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