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L'abbandono della legge morale

Ogni giorni veniamo sorpresi dalle decisioni di parlamenti, di corti di giustizia, di singoli giudici che, in materie decisive per l’uomo, quali la normativa sull’inizio e sulla fine vita, sul matrimonio e sulla procreazione, sulla libertà di educazione e sulla libertà di coscienza, assumono (quasi sempre con maggioranze risicate), decisioni in netto contrasto con la tradizioni millenarie del nostro popolo e con la legge naturale. Nei discorsi dei soggetti pubblici e nelle loro motivazioni è sempre bandito ogni riferimento a Dio, alla legge morale, ai principi imperituri inscritti nel cuore dell’uomo. Francesco d’Assisi (sempre citato – a proprio comodo - da molti laici) nella “Lettera ai Reggitori dei Popoli” (mai menzionata pubblicamente) scrive: “A tutti i podestà e consoli, magistrati e reggitori d'ogni parte del mondo, e a tutti gli altri ai quali giungerà questa lettera, frate Francesco, vostro servo nel Signore Dio, piccolo e spregevole, a tutti voi augura salute e pace. Considerate e vedete che il giorno della morte si avvicina. Vi supplico perciò, con tutta la reverenza di cui sono capace, di non dimenticare il Signore, assorbiti come siete dalle cure e preoccupazioni di questo mondo e di non deviare dai suoi comandamenti, poiché tutti coloro che dimenticano il Signore e si allontanano dai comandamenti di lui, sono maledetti e saranno dimenticati da lui. E quando verrà il giorno della morte, tutte quelle cose che credevano di possedere saranno loro tolte. (…)”. San Francesco è forse un modello per ogni uomo quando compone il “Cantico delle creature”, ed è da ritenere un estremista o un esaltato quando scrive queste cose? La recentissima pronuncia della Corte suprema americana in materia di matrimonio (non più solamente) fra uomo e donna conferma (peraltro con una decisione del potere giudiziario che scavalca il diverso orientamento dei rappresentanti del popolo nel Congresso e dell’esecutivo) come siano sempre attuali (ed inascoltate) le osservazioni di Benedetto XVI nel discorso al Parlamento tedesco del 22/09/2011: “(…) Come riconosciamo che cosa è giusto? Come possiamo distinguere tra il bene e il male, tra il vero diritto e il diritto solo apparente? La richiesta salomonica resta la questione decisiva davanti alla quale l’uomo politico e la politica si trovano anche oggi. In gran parte della materia da regolare giuridicamente, quello della maggioranza può essere un criterio sufficiente. Ma è evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta: nel processo di formazione del diritto, ogni persona che ha responsabilità deve cercare lei stessa i criteri del proprio orientamento. (…) Come si riconosce ciò che è giusto? Nella storia, gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso: sulla base di un riferimento alla Divinità si decide ciò che tra gli uomini è giusto. Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto; ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio. (…) Quando nel nostro rapporto con la realtà c’è qualcosa che non va, allora dobbiamo tutti riflettere seriamente sull’insieme e tutti siamo rinviati alla questione circa i fondamenti della nostra stessa cultura. Mi sia concesso di soffermarmi ancora un momento su questo punto. L’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente. (…) Vorrei però affrontare con forza ancora un punto che oggi come ieri viene largamente trascurato: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana.” Quanti giudici, parlamentari, politici ed amministratori locali (anche cattolici) hanno oggi il coraggio di tornare alle sorgenti del cuore e della fede, usando rettamente la ragione?

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