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La democrazia delle proroghe e dei commissari

Egregio direttore, da un po’ di tempo a questa parte ho come l’impressione che nel nostro sistema democratico, a tutti i livelli e con diverse sfumature e intensità, si stia sempre più spesso abusando di strumenti che dovrebbero rappresentare delle eccezioni che confermano la regola ma che in realtà ne prendono il posto: le proroghe e i commissariamenti. Non che in passato noi cittadini non si abbia assistito alla messa in scena del teatrino avente ad oggetto l’approvazione delle leggi sulla proroga degli sfratti o ai giochi di potere finalizzati a nominare commissari ad acta presso aziende pubbliche e non, ma ultimamente l’adozione di queste misure sembra aver oltrepassato i limiti. Non c’è contesto, politico, istituzionale, amministrativo, nazionale regionale o locale, e il lodigiano non è esente da questo fenomeno, dove lo stillicidio di proroghe e l’invio di presunti taumaturghi commissari plenipotenziari, sono la tangibile testimonianza di una carenza che spesso è mancanza. Di che cosa? Di autorevolezza, di capacità decisionale, di coraggio, di volontà di cambiamento. Al vuoto pneumatico di queste componenti si aggiunge spesso il timore di assumere scelte impopolari e di perdere consensi. Ebbene per quanto mi riguarda credo sia meglio perdere un po’ di consenso al posto della credibilità. Proroghe e commissari, a differenza dei rinvii, altra pratica nefasta molto di moda, sono utili quando per ragioni tecniche o nelle situazioni espressamente stabilite dalle norme, rappresentano la soluzione più opportuna e funzionale alle esigenze dettate dalla contingenza, ma diventano odiose quando sono l’escamotage per non decidere. Ripristiniamo dunque le buone prassi e ricorriamo il meno possibile a misure emergenziali o dilatorie, gestendo i problemi anche più complessi per tempo e con senso di responsabilità.

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