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forse è ora di svegliarsi

A meno che…. La destra non c’è più: pare il dato più drammatico che esce fuori da queste amministrative. Ma la sinistra non ha vinto. Ha perso la gente, quella che non crede più nella politica, quella che si è assuefatta ai voleri di chi ha vinto la guerra nel 1945 ed oggi coglie i frutti, drammatici per i popoli, di quella vittoria. Fu la guerra del sangue contro l’oro e l’oro, quando vince, non fa prigionieri: vuole morti o schiavi. Noi, purtroppo, non siamo morti. A meno che…. A meno che questo astensionismo sia solo il primo passo, ma non verso la società americanizzata, quella che gode fama di essere la più grande democrazia del mondo (potenza della propaganda!) e poi ci accorgiamo che è sorretta da meno del 20% degli aventi diritto al voto, così che tutto è controllato da lobbies e gruppi di pressione con giri per miliardi di dollari. Speriamo che sia un primo passo verso una partecipazione più vera ed autentica alla vita politica da parte dei cittadini, che porti a nuove e diverse aggregazioni, che abbiano l’intelligenza di capire la necessità di difendersi dal nemico comune ed abbiano un comune obiettivo. Il nemico comune è quello che abbiamo davanti agli occhi tutti giorni, quello che ci impone l’IMU e, poi, finge di levarcela, per chiamarla in altro modo; quello che ci parla della crescita esponenziale della disoccupazione giovanile e tace della drammatica disoccupazione a quaranta, cinquanta, sessanta anni; è quello che ci cambia e praticamente annulla il diritto alla pensione ed intanto si gode o si prepara a godere le ultime pensioni da nababbo; è quello che tuona contro la crisi economica e poi la favorisce, accettando i diktat dell’Unione Europea e della BCE; è quello che festeggia i 150 anni dell’unità d’Italia e poi favorisce lo sradicamento delle piccole e medie imprese dal suolo nazionale e cerca di introdurre lo “ius soli”, un diritto che ha senso in nazioni come gli USA, prive di storia, di cultura, di popolazione (ma ricche di risorse da sfruttare), ma assolutamente criminale in nazioni come l’Italia, ricca di storia, di cultura, di braccia, ma priva di risorse, eccetto quelle creative della stirpe italiana. L’obiettivo comune è quello di riappropriarci delle chiavi di casa, vale a dire di riconquistare la nostra sovranità persa nel ‘45 e mai più riavuta: Sovranità culturale ceduta, con l’invasione della sub cultura d’oltreoceano che ci ha portato mediocrità e diseducazione, come, ad esempio, i “format” televisivi dimostrano; Sovranità etica perduta, quando abbiamo sostituito alla società della comunità, della tradizione, dei valori la società del mercato, dell’egoismo, dello sfruttamento; Sovranità territoriale, documentata dalla presenza sul territorio nazionale di 113 basi USA su cui non abbiamo alcuna giurisdizione; Sovranità monetaria, “gentilmente” donata prima a una banca privata ma nazionale (Banca d’Italia) adesso ad una banca privata internazionale (BCE); Sovranità economica persa, con lo smantellamento dell’IRI, dell’ENI e delle banche nazionalizzate, uniche realtà economiche capaci di opporsi all’invasione delle multinazionali estere; Sovranità politica, ormai appannaggio dei centri di potere finanziari, massonici e mafiosi. Alcuni mi accusano di essere malato di inguaribile ottimismo, che ormai non c’è più niente da fare, che il nemico è troppo forte e che i giochi sono fatti per i secoli a venire. Io, invece, credo che il popolo italiano ha in se le risorse politiche, sociali e culturali per invertire la rotta, per uno scatto di orgoglio, per modificare la situazione. E’ vero non siamo popolo di grandi rivolte, ma abbiamo ingegno da vendere, capacità e quadri: l’unica cosa da far capire è che dobbiamo metterci insieme contro il nemico comune e per il bene comune. Ci sarà tempo e modo per dividersi domani, oggi c’è bisogno dell’Italia, quella vera, quella che ha dato al mondo intero un inesauribile patrimonio culturale, quella degli inventori, dei creatori, degli scopritori, quella dell’arte di arrangiarsi e della raffinatezza politica: insomma, quella capace di uscire da questa grande trappola dell’euro e del finto bipolarismo. Roma 10.06.13 Adriano Tilgher

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