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Sono la figlia di un detenuto e scrivo a nome dei Cittadini italiani reclusi nell'Istit?uto di Paler

Palermo, 05/07/2013 Al Presidente della Repubblica Al Presidente del Senato Al Presidente della Camera Al Presidente del Consiglio dei Ministri Al Ministro della Giustizia Al Presidente del Parlamento Europeo Al Presidente della Commissione Europea Alla Corte di Giustizia Europea per i Diritti dell'Uomo Al Direttore Responsabile de “Il Giornale Di Sicilia” Al Direttore Responsabile de “La Repubblica” Al Direttore Responsabile de “ Il Corriere Della Sera” Al Direttore Responsabile de “ La Sicilia” Al Direttore Responsabile di “Libero” Al Direttore Responsabile de “ La Stampa” Al Direttore Responsabile de “ Il Giornale” Signor Presidente della Repubblica, Sigg.ri Presidenti, Sig.ra Ministro, ci rivolgiamo alla Vostra sensibilità perché siano adottate le opportune misure, anche di carattere straordinario, volte ad eliminare, o quantomeno affievolire, le disumane condizioni in cui versiamo noi cittadini italiani reclusi presso l'Istituto di Palermo Ucciardone. Nonostante gli sforzi della Direttrice e l'umana comprensione da parte degli Agenti di Custodia di qualunque grado, il “sistema carceri” in Italia, e quello dell'Ucciardone in particolare, non può essere definito degno di uno stato civile. Oltre la pena detentiva che ricordiamo essere la privazione del bene più prezioso di un uomo, cioè la libertà, dobbiamo sopportare anche la condizione afflittiva di una pena accessoria che nessun Tribunale ci ha comminato: locali fatiscenti, spazi angusti (tre esseri umani in meno di 9 mq.), sistema sanitario anchilosato, assoluta mancanza di spazi e tempi di socialità, ma soprattutto nessuna iniziativa tesa a riscattare la coscienza dei cittadini italiani reclusi e favorirne il loro reinserimento nella società civile. La Costituzione italiana assegna al “carcere” non solo la funzione di espiazione della pena ma in primis il compito di recuperare alla società il cittadino italiano condannato, attraverso un percorso di ravvedimento, rieducazione e reinserimento nella Società. In questo lo Stato italiano ha fallito trascinando nel suo fallimento anche la nostra dignità di uomini e cittadini. Ci auguriamo che le SS.VV. prendano coscienza della grave situazione in cui tutti noi (in qualunque Istituto reclusi) stiamo versando, prendano il coraggio a due mani e promulghino una legge che conceda indulto ed amnistia, senza curarsi che a beneficiarne possa essere anche il Presidente Berlusconi. Non è segno di civiltà sacrificare all'altare di uno solo, la dignità ed il futuro di oltre 20.000 cittadini italiani che, vero hanno commesso errori anche gravi, ma hanno tutto il diritto alla benevolenza di uno Stato civile. Ci congediamo nella speranza che questa nostra appassionata richiesta trovi accoglienza nei Vostri cuori e nella Vostra azione ed esprimiamo i sensi del nostro rispetto a Voi uomini ed alle Istituzioni che così degnamente rappresentate. I cittadini italiani reclusi nell'Istituto di Palermo “Ucciardone”.

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