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Malagiustizia

Egregio Direttore, mi chiamo Massimo Prado e vivo a Noto (SR). Sono un ex Ispettore capo della Polizia di Stato il quale, a causa di un devastante intreccio fra Mobbing e persecuzione Giudiziaria, è stato costretto, per le condizioni di salute da ciò provocate, a lasciare la Polizia di Stato e transitare nei ruoli civili del Ministero dell'Interno con la qualifica di Funzionario Amministrativo. Oggi presto servizio presso il Commissariato di P.S. di Avola (SR). Il Mobbing è stato consumato da un Questore ed una Commissaria i quali, oltre a reiterati e gravi atteggiamenti sul posto di lavoro, hanno poi inoltrato numerose denunce pretestuose che hanno purtroppo trovato terreno fertile in due P.M. della Procura della Repubblica di Siracusa i quali sono arrivati ad istruirmi ben 12 procedimenti penali, 11 dei quali in meno di un anno. Al 12° avviso di garanzia mi sono permesso di inoltrare un esposto al capo dello Stato, al CSM ed al Ministro della Giustizia per metterli a conoscenza di questa particolare attività Giudiziaria contro un Ispettore della Polizia di Stato mai destinatario di procedimenti disciplinari ma, anzi, pluripremiato per meriti di servizio. Ebbene, venutone a conoscenza, un P.M. di Messina, Tribunale competente per i Magistrati di Siracusa, decideva di farmi pentire di averlo fatto. Infatti, richiesta copia del mio esposto al Ministero della Giustizia e al CSM, mi ha indagato per calunnia e diffamazione contro i suoi due compagni di giubba di Siracusa. Senza che questi ultimi avessero mai presentato denuncia o querela nei miei confronti. Così, di sua iniziativa, a tutela della casta. E siamo così arrivati al 13° procedimento penale. Ad oggi ne ho chiusi 12, quelli su Siracusa, senza mai riportare una condanna, nemmeno in primo grado. Rimane vivo quello a Messina il quale, a breve, andrà in prescrizione. Una particolare anomalia, è il fatto che l'amministrazione Polizia di Stato, nonostante fossi stato dipinto come il "Totò Riina" dei poliziotti Italiani e con l'invidiabile record di Poliziotto piu' indagato d'Italia, non ha mai preso nei miei confronti alcuna iniziativa disciplinare. Se si considera che a volte ad un appartenente alle FF. O. basta un semplice avviso di garanzia per essere trasferito o sospeso dal servizio, capirà cosa avrebbero dovuto fare a me con 13 procedimenti penali sulle spalle. Ma l'allora capo della Polizia, Prefetto De Gennaro, volle vederci chiaro e, avute sul tavolo le carte giudiziarie e il mio fascicolo personale, ebbe ad esclamare : " Delle due una, o l'Isp. Prado è impazzito nell'ultimo anno, o qua c'è qualcosa che non va" ! Optò senza indugiare per la seconda ipotesi manifestandomi grande vicinanza e sostegno. Senza considerare l'enorme danno economico per l'assistenza legale, quantificabile in circa 100.000,00 ?, che mi ha costretto ad accendere un mutuo con ipoteca sulla casa ove vivo insieme ai miei figli. Lo scorso giugno, è stata presentata una interrogazione parlamentare sul mio caso ai ministri della Giustizia e dell’Interno. Dopo l'ultima sentenza di assoluzione, ho deciso di scrivere un libro che ho intitolato Le mie "scampate" prigioni. Per la particolarità degli argomenti trattati, il libro ha ricevuto il patrocinio dell'Osservatorio Nazionale sul Mobbing c/o l'Università "La Sapienza" di Roma, avendolo definito un caso di rilevanza nazionale. Ho già presentato il libro, uscito lo scorso 26 aprile, in diverse città italiane ed altre ne sono in programma, riscuotendo grande interesse. Già nella premessa del libro, viene rimarcata l’assoluta assenza di responsabilità, in questi fatti, delle istituzioni magistratura e polizia di Stato, addebitando l’accaduto al solo ed esclusivo comportamento di carattere personale di uomini e donne appartenenti alle precitate istituzioni. La invito a consultare il mio sito www.massimoprado.it e leggere la premessa del libro nella quale è descritta la genesi della storia. In attesa di un Suo cortese riscontro, La saluto cordialmente.

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