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Una bella risposta ai soliti insulti

Dall'Unità di oggi Il senso del Cav per la donna e i perbenisti della gnocca Il senso di Silvio per le donne. È tutta qui l’eredità. La sua Poetica, la sua Politica, la sua Estetica. E forse anche la sua Etica. Nel passaggio dalla «donna mobile» del duca di Mantova alla donna-sineddoche c’è il senso di una vita. Non si tratta di una malattia venerea. La sineddoche è una figura retorica che serve per indicare il tutto con una parte. In questo caso: con quella parte. La gnocca, insomma. Non c’è bisogno di un’enciclica in lingua cinica, e raffinata, dal suo ateo devoto di fiducia, Giuliano Ferrara. Non c’è bisogno di magliette puttanescenti, o rossetti passati con un certo vezzo sotto la barba. Silvio si spiega benissimo da solo. Silvio dà l’esempio. È impossibile fraintenderlo. In lui il gesto è il pensiero, ma soprattutto viceversa. Qui sta la sua coerenza. E la sua trascurabile inimitabilità. Solo Silvio può osare l’impossibile, sbugiardando perfino Aristotele: il nome che diventa cosa. Un paradosso filosofico scritto sul corpo delle donne come un consiglio per gli acquisti. Cosificare, per lui, è un’autentica vocazione. La declinazione del Grande Spirito Imprenditoriale. Un carisma. La filosofia del boudoir, tratta dalla vita-vera-fatta-carne del Cav, ovviamente ha i suoi corifei. La sua scuola, i suoi allievi pedanti. Tutti volontari, o quasi. Seguaci alla ricerca di una pacca sulla spalla. Sono i petrarchisti, più petrarchisti del Petrarca. Se potessero, porterebbero nelle aule di tribunale, come in quelle scolastiche, la prova ontologica dell’innocenza del Berlusconi. Non sorprende allora che Libero ieri titolava: «Il Pd vieta la gnocca».

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