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GIOVANI E NOTTI BRAVE: NON SI PUO' RESTARE INERMI

L’Istituto Nazionale di Statistica ISTAT, basandosi sui dati forniti dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri e dall’ACI, ha recentemente emesso la stima preliminare degli incidenti stradali, con relativi effetti, verificatisi in Italia nel 2012. Per fortuna, rispetto al 2011, il numero dei feriti è sceso del 10,2% con 260.500 soggetti che hanno subito lesioni, mentre il numero dei morti, di cui un terzo circa costituito purtroppo da persone di età compresa fra i 14 e i 29 anni, è stato di 3.650 unità, con una diminuzione del 5,4%. Il totale degli incidenti accertati è stato pari a 184.500. Nonostante la tendenza al contenimento, la fenomenologia permane grave. Nell’ambito della sua analisi, l’Istat pone in evidenza che, in aggiunta al sacrificio di vite umane, l’incidentalità sulle arterie del nostro Paese si porta appresso una montagna di danni economici, stimabili, annualmente, in svariati miliardi d’euro e corrispondenti, quindi, a una frazione non trascurabile del prodotto interno lordo nazionale. Insomma, una vera e propria ecatombe su più fronti. È però chiaro che, nell’insieme delle sciagure stradali, attenzione e riflessione più marcate vanno rivolte agli eventi che riguardano i nostri giovani e giovanissimi, i quali, di notte e ancora maggiormente nelle prime ore del mattino, si muovono in macchina per recarsi in luoghi di svago (discoteche, pub, eccetera) e, successivamente, per fare rientro a casa. Corse sotto le tenebre avanzate, inevitabile stanchezza, riflessi meno pronti, abitualmente anche qualche bicchiere di bevande alcoliche. Il punto, il vero chiodo, sta proprio qui. Vi è intanto da dire che nessun ragazzo riesce a spiegare come mai i divertimenti - cui ci si abbandona, ad esempio, dalle ventiquattro fino alle quattro - non possono essere coltivati fra le venti e le ventiquattro. Ho personalmente svolto con sistematicità indagini in tal senso, ma non ho avuto risposte o chiarimenti congrui. E poi, i locali, altro grosso bastione di diatribe e resistenze: perché devono chiudere quando è già nuovo pieno giorno e non a mezzanotte? Molto tristemente, alla fine, tocca costatare come il nocciolo del problema sia costituito unicamente, o almeno prevalentemente, dalla difesa a denti stretti delle posizioni adesso raggiunte e in vigore: macchina dei consumi 24 ore su 24. Il che appare profondamente assurdo. A mio giudizio, occorre prendere seriamente di petto la faccenda, a ogni livello e in tutte le sedi, con rigore e senza tentennamenti: altri paesi civili, vedi l’Inghilterra, hanno detto basta, conseguendo indicativi risultati. Perché dovremmo sentirci sminuiti imitando o copiando comportamenti, positivi e utili, altrui? 9 luglio 2013 Rocco Boccadamo Lecce

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