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Accesso al credito, una chimera.

E’ da diversi anni ormai, che l’incertezza quotidiana che si vive ogni giorno sui mercati si scarica sull’economia reale in modo esponenziale. Spesso si è parlato della difficoltà di accedere al credito da parte delle imprese, ma la situazione non è affatto più rosea se a voler contrarre un prestito sono le famiglie. Ieri sul Fatto Quotidiano, l’articolo di Paola Zanca, metteva in luce proprio la drammatica questione di un trentenne desideroso di acquistare un immobile a Roma. Condizione del richiedente pressochè invidiabile: posto a tempo indeterminato, stipendio di 1800 euro mensili. La risposta è stata unanime in tutte le banche: picche! Fra chi proponeva cifre molto basse, e chi chiedeva un anticipo di almeno il 20% il nostro lavoratore ha dovuto desistere, e probabilmente continuerà a stare in fitto se non si vorrà accontentare di un appartamento modesto (intorno ai 30-40 mq) nella periferia. Posso dire per esperienza che la situazione non è affatto migliore al Sud, per la precisione in Campania. A Salerno come a Napoli, le difficoltà sono molteplici, e solo i più fortunati -coloro che riescono a vedersi concedere un mutuo- si rabbrividiscono al vedere gli oneri della restituzione. Il più delle volte il peso del mutuo viene spalmato in 30 anni, in modo che la banca oltre a concedere delle rate difacile solvibilità ottiene più interessi nell’arco del tempo. Anche qui però, per coloro che hanno appena firmato un contratto di lavoro è praticamente inutile entrare in una filiale a chiedere informazioni, se non si ha quantomeno qualcuno disposto a fare da garante. La sola chanches è quella di mettere un risparmio considerevole da parte, ma con le spese quotidiane i salari bloccati, anche questa ipotesi assume i contorni di un’utopia. Le stime sul nuovo anno, di un ulteriore rallentamento dell’economia non faranno che acuire questo fenomeno. Alcune banche alzando lo spread (la maggiorazione che la banca decide di applicare al proprio tasso base) si sono messe praticamente fuori mercato. In quegli istituti è praticamente impossibile accedere al credito, se non si ha un nome altisonante. Al giorno d’oggi oltre 50mila mutui sono stati sospesi, ed una famiglia su due, al nord come al sud, dichiara di avere serie difficoltà a sostenere tutti i costi relativi alla propria abitazione. Il trend del 2011 parla di una flessione del 6% delle concessioni di mutuo per acquisto prima; questo anche perchè rispetto agli anni passati le erogazioni di mutui oltre l’80% del valore dell’immobile erano più accessibili. Piccole imprese strozzate dalla crisi: quasi impossibile avere credito. Per gli imprenditori non va certamente meglio, farsi concedere un prestito o aprire una linea di credito è una chimera per una parte consistente delle piccole e medie imprese italiane, ovvero di quei 4 milioni e 100 mila imprenditori che rappresentano il 95,3% dell’universo delle imprese. La stretta è stata decisamente forte, se oltre un milione e mezzo di imprenditori dichiara di aver avuto difficoltà ad accedere al credito. Quasi otto intervistati su dieci, inoltre, guardano con preoccupazione al rapporto con le banche attuale e, per la maggioranza degli intervistati, nei prossimi mesi la situazione peggiorerà ulteriormente.“ Purtroppo uno dei maggiori desideri per realizzare i propri sogni, costruirsi una famiglia e sancire la propria indipendenza dai genitori o aprire una propria attività, è destinato a passare per questo scoglio che appare sempre più insormontabile; eppure il cittadino che s’appresta a stipulare un mutuo o un prestito, non sta chiedendo chissà quale piacere, ma si sta impegnando a ricevere una somma da denaro da restituire con lauti interessi. A chi giova tutto questo; alle famiglie o alla premiata ditta Stato-banchieri che grazie alla BCE ha de-facto non solo dato i soldi e, tantissimi, alle banche Italiane, per riaprire i rubinetti al credito alle Imprese e famiglie, ma non sta vigilando se effettivamente si concedono questi prestiti? Sarebbe ora che questo governo di BANCHIERI E LOBBISTI, vada a casa e il Sig. Draghi, pensionato di lusso a soli 56 anni, se vuole essere veramente utile, vigili realmente sulle banche; in fin dei conti i soldi delle banche, sono anche i nostri, con i depositi che giorno per giorno rimpinguano i forzieri di queste ISTITUZIONI.

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