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Burocrazia di comodo in agricoltura

Si tratta di una burocrazia smodata, senza paragoni quella che circonda oggi il mondo dell’agricoltura, tanto che ogni agricoltore con una buona SAU, se volesse potrebbe coprire di scartoffie tutta la superficie aziendale. E’ un sistema, quello che circonda l’agricoltura, in grado di passare al vaglio centimetro per centimetro tutti i terreni, basta pensare che per ogni 10 addetti al settore, 1 è pronto, dietro la scrivania, a redigere documenti. Da questo sistema perverso, che gioca sulla pelle di chi produce, due sono le figure che ne traggono benefici: l’Ente, che creando più cavilli possibili, cerca in maniera furbesca di trattenere nelle sue mani i contributi provenienti dall’UE destinati al settore primario e gli “Uffici Commerciali” (li definiamo così, perché di ass. di categoria non ve n’è più l’ombra) che non aspettano altro che compilare moduli per poi rifilare fatture onerose all’ultimo anello della catena che ahi me grossi margini di guadagno non ne ha. Così, ci troviamo di fronte a mutamenti continui dei nostri terreni, anche se in realtà loro non si muovono mai , ma nei SIAN (sistema informativo agricolo nazionale) sì! Quest’ultimo controlla minuziosamente ogni minima mutazione della superfice aziendale o ogni variazione culturale, foglio catastale per foglio, particella per particella, probabilmente, vista la puntigliosità, aggiungerei zolla per zolla. Ad ogni particella del terreno, corrisponde una casellina, se questa diventa rossa, iniziano i guai. Subentrano immediatamente delle anomalie che bloccano immediatamente ogni tipo di aiuto comunitario, diretto e non. Il bello è che a causa delle numerose foto rivelazioni dei terreni (credo che qualcuno sorvoli i terreni tutti i giorni con la macchina fotografica in mano), non si può mai stare tranquilli perché risolta un’anomalia, dopo poco tempo eccone di nuovo un’altra, magari su un altro appezzamento. Questo è uno dei tanti motivi per cui molte domande di aiuto vengono liquidate con anni di ritardo. Molto spesso gli Enti si avvalgono di astuzie come quella di problemi telematici, assenza di documenti che, dopo consegnati vengono smarriti dai dipendenti della P.A. stessi. Poi c’è l’ente preposto al pagamento, AGEA. Anche nell’ultima fase, dove la P.A. ordina l’erogazione dei fondi a AGEA, strada facendo, dei documenti potrebbero venir meno e quindi? Via di nuovo tutta la trafila. Quella che abbiamo analizzato è soltanto una parte dell’iter burocratico che devono percorrere le aziende, dovremmo parlare anche di PEC, contratti di affito, registri dei rifiuti, SISTRI, Camera di Commercio e via discorrendo. Si parla tanto di tutela della produzione agroalimentare italiana, di farmer market e di filiera corta, ma nessuno analizza i problemi che tastano realmente gli agricoltori, le ingiustizie di chi fa cassa con i fondi destinati al vero sviluppo rurale, che potrebbero dare una boccata di ossigeno alle imprese, ma che in realtà, soffocano le imprese e riempono i polmoni di chi, carta penna e calamaio è pronto a giocare con la burocrazia.

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