Cerca

DL.76 del 28/06/2013 UNA CONTRADDIZIONE IN TERMINI

Il tempo trascorre inesorabile ma la politica del nuovo millennio non sembra proprio voler cambiar pelle. Un tempo l'Italia godeva della presenza di grandi statisti che mossi dal profondo senso dello Stato e dallo spirito di dedizione nei confronti dell'unico titolare del loro mandato, il popolo, sapevano coniugare gli interessi delle lobby e dello stato senza affondare il tessuto economico del Paese. Il governo Letta varando il DL. 76 del 28 giugno 2013 cita testualmente: VISTI gli articoli 77 e 87 dela Costituzione; “RITENUTA la straordinaria necessitò ed urgenza di emanare disposizioni volte a promuovere l'occupazione, in particolare giovanile, e la coesione sociale, al fine di favorire immediatamente opportunità d'impiego, in considerazione della gravità della situazione occupazionale” Sono un uomo di 49 anni, dopo venti anni di attività ho ceduto la mia agenzia di viaggi in quanto, grazie alla legge anti-ricilaggio, ha visto crollare fatturato e ricavi e contestualmente aumentare del 59% il giro di affari delle agenzie di viaggio oltre confine grazie all'esodo della clientela italiana. Nel novembre 2012 ho investito i miei risparmi nel settore emergente del fumo elettronico, ottemperando diligentemente a tutte le normative di un settore peraltro non regolamentato in quanto innovativo e nel contempo ho assunto due giovani disoccupati. Il settore del fumo elettronico è prevalentemente costituito da piccoli nuovi commercianti, gran parte dei quali ex disoccupati o reduci da chiusure d'impresa causa la profonda crisi in atto, che hanno colto l'opportunità di questo nuovo mercato investendo i pochi risparmi, il TFR o attingendo a piccoli prestiti familiari. E' indubbio che un settore innovativo come questo necessiti di rigorosa regolamentazione a tutela dei consumatori, contestualmente è legittimo pensare che i prodotti contenenti nicotina e succedanei al tabacco siano soggetti ad accise al pari del pacchetto di sigarette tradizionali. E' pertanto comprensibile applicare tale imposta sugli e-liquid aprendo il mercato alle tabaccherie , ma rimane nel contempo incomprensibile il principio di applicazione dell'accise sia sulle batterie, i cavi USB, i caricabatterie e gli accessori, quando all'interno delle tabaccherie oggi le cartine, le pipe, i filtri e l'accessoristica tutta non è soggetta a tale imposta. Tale disparità è quantomeno preoccupante, ci troviamo di fronte a legislatori incapaci di valutare e classificare le componenti di un prodotto innovativo o siamo di fronte all'ennesimo tentativo maldestro di abbattere un settore economico in crescita a favore delle lobby farmaceutiche e del tabacco? Tassare una batteria per la sigaretta elettronica, ed il caricabatterie porterà allora anche alla tassazione dei telefonini? Dal momento che l'adattatore di rete è il medesimo potremmo temere tale conseguenza, ma il mondo della telefonia è potente e tutelato e così parte degli accessori per il fumo elettronico saranno acquistati nei negozi di elettrodomestici in barba al monopolio. Il risultato sarà comunque quello di epurare un comparto che oggi conta oltre 5,000 nuove partite IVA aperte con oltre 6.000 nuovi posti di lavoro. Sicuramente caro Ministro Letta questo non è il modo migliore per “promuovere l'occupazione, in particolare giovanile.” Cambiano i musicisti, ma la musica è sempre quella. Simeone Clamori

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog