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CRISI ECONOMICA E QUADRO POLITICO

Solo gli imbecilli e i disonesti tifano per la crisi della coalizione. Spostando la dialettica dalle urgenze dell'economia alle questioni morali o del conflitto tra le istituzioni. Questa è la prima e ultima occasione per aggredire la spesa pubblica fuori controllo o modernizzare il funzionamento del sistema. Sinora nessuno dei governi di sinistra, centro o destra che si sono alternati è riuscito a scalfire i privilegi e le inefficienze dei troppi centri di potere e caste (sindacati, partiti, ordini professionali, dirigenza pubblica, magistrati, autonomie locali ed enti collegati). Ciascuno corresponsabile dell'arretratezza delle istituzioni e del farraginoso funzionamento del rapporto tra cittadini e Amministrazione. Senza dimenticare ovviamente quel cono d'ombra dell'imprenditoria privata che vive sulle spalle e grazie al malfunzionamento della pubblica amministrazione. O quei settori dell’informazione avvezzi alla manipolazione delle notizie e ad alimentare la macchina del fango al solo fine di assecondare gli interessi politici ed economici dei gruppi di riferimento. O le interferenze di quella parte marcia del clero nelle vicende politiche del paese. Quei vescovi dai nasi adunchi e dalle labbra affilate più devoti alle nomine nelle aziende pubbliche che ai precetti pastorali. E che Papa Francesco sta cercando di combattere (tremiamo al pensiero. Che Dio lo protegga). Tutti questi soggetti sperano che cambi tutto affinché non cambi niente. È' finito l'alibi delle riforme che non si possono fare per l'ostruzionismo dell'opposizione. Coraggio! Combattiamo il conservatorismo trasversale di chi vuole mantenere il Paese nell'arretratezza, resiste a rimuovere lacci e lacciuoli che intrappolano le energie vitali dell'economia, teme l'affermarsi del merito come metro di successo nel mercato, mortifica le legittime aspirazioni alla costruzione professionale e materiale in nome di un sospetto e intrinsecamente ingiusto appiattimento delle possibilità di affermazione personale.

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