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Un declino inevitabile

(...) "pensiamo davvero di riuscire a mantenere i nostri stipendi e salari ai livelli attuali, addirittura quando occorrerà far fronte alla concorrenza dei Paesi in via di sviluppo, avvantaggiati da un costo del lavoro molto più basso (e magari da accordi preferenziali di scambio, grazie alla loro disponibilità di materie prime)? ... alcuni Paesi come l'Italia, una volta ricchi, si ritroveranno poveri, dovranno far fronte al declino del loro livello di vita proprio per mancanza di risorse. La crisi potrebbe essere fronteggiata con nuovi indirizzi tecnologici e nuovi comportamenti, ma non mi sembra che ciò avvenga (D. Meadows, "Limiti dello sviluppo")... Preoccupante è il fatto che problemi di questo tipo non vengano neppure discussi. L'impressione è che si viva in piena utopia, con l'illusione che certe situazioni e crisi si risolvano da sole; si cerca solo di tamponare le falle a breve termine per non cambiare nulla, sperando che tutto continui come prima." Come non ammettere, allora, il fallimento di un sistema mentale, ancor prima che sociale, se si osserva l'odierna realtà a poco meno di 40 anni da quelle frasi profetiche? citaz. dal volume "La vasca di Archimede", di Piero Angela (1976, Garzanti Editore)

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