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Tra fascisti e germanesi

Caro Direttore, ho citato il titolo di un romanzo autobiografico di Armando Tagliavento sullo sfollamento italiano dopo l'8 settembre 1943, da me anche vissuto è scritto ne "Una stella nel buio" vincitore del premio "Il Machiavelli" di Firenze nel 1967 ma mai pubblicato, mentre quello di Alberto Moravia "La Ciociara" che pur sfollato su una collina solitaria di Fondi, narra le esperienze improprie che erano frutto di quelle raccontategli da Libero de Libero (l'intellettuale) di una numerosa famiglia borghese sfollata sui monti dell'alta ciociaria che nelle sue "serate romane" maturarono il famoso romanzo di Moravia capace di un linguaggio comprensibile per il popolo, soprattutto perché spalleggiato dal partito comunista dell'epoca. Tornando a "Tra fascisti e germanesi" che anch'io recensii, forte della mia testimonianza vissuta, la Casa Editrice Feltrinelli nelle mani della vedova tedesca, pensò bene modificare il titolo originale dell'autore nella ricerca di una sua politica di rivalutazione dell'orgoglio patrio tedesco rispetto a la congenita vigliaccheria di quella beneplacida borghesia italiana del tempo i cui figli tutti impettiti nella divisa gigioverde ne avevano altre di tutti i colori negli armadi da indossare alla bisogna. Quelle stesse teste marce che ancora campano di privilegi e denigrazioni plagiando generazioni idiotizzate dal falso eroismo che nascondeva le loro pavide azioni. Per essi uccidere a tradimento giovani ventenni figli di altre madri, come ancora fanno complici di assassini, è stato decantato fino alla nausea come eroismo, mentre le ripercussioni da essi provocate erano accuse di spietate esecuzioni. E gli italiani sterminati in Yugoslavia, come lo etichettiamo? Questo lo dico non per partito preso, ma come italiano offeso da questi spietati mercenari che ancora pretendono decidere le sorti dell'Italia...

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