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LA CITTA' DI PALERMO ALLA DERIVA E IL FESTINO DEL SINDACO ORLANDO

PALERMO- “Il Festino è lo specchio della città”, come l’ha definito il sindaco Leoluca Orlando. Uno specchio dei suoi problemi, delle sue paure e delle sue speranze. E proprio per questo, probabilmente, il Festino è anche il miglior “termometro politico” dell’amministrazione di turno a Palazzo delle Aquile, del gradimento dei palermitani per il proprio primo cittadino. Un legame strettissimo, tra Festino e gradimento politico, dimostrato più volte dalle contestazioni all’ex sindaco Diego Cammarata che, a un certo punto, decise addirittura di rinunciare alla fatidica frase sul carro ai Quattro Canti per evitare i fischi. Una scelta per certi versi clamorosa, ma che era stata motivata dallo stesso Cammarata in un’intervista a Panorama del 2010: “Da qualche anno io non partecipo al corteo laico perché sta diventando una cosa squallida, l’occasione per contestare il sindaco. Ho partecipato solo alla Messa e alla processione”. E Orlando? Per il Professore il registro è decisamente diverso. E’ lui l’uomo-simbolo del Festino, l’icona vivente di una frase (“Viva Palermo e Santa Rosalia”) che è quasi diventata la cifra delle sue sindacature. Già l’anno scorso, due mesi dopo la sua ennesima elezione, la sera del 14 luglio si era trasformata nell’occasione per confermare la luna di miele con i palermitani: tanti i cittadini scesi in strada, scroscianti gli applausi ai Quattro Canti in un’edizione organizzata in tutta fretta e all’insegna del risparmio ma assai riuscita. Quest’anno, però, le cose rischiavano di andare in modo decisamente diverso. Palermo viene da un’emergenza rifiuti (l’ennesima), da dodici mesi pieni di manifestazioni e cortei che vanno dalla Gesip agli ex Pip, attanagliata dalla crisi e dai suoi atavici problemi. Sarà anche per questo che Orlando ha fatto di tutto per arrivare all’appuntamento col Festino in tranquillità, disinnescando possibili contestazioni: venerdì scorso alla Regione è stato firmato il via libera per la prosecuzione degli ammortizzatori sociali in deroga, che garantisce la Gesip ma include anche duemila lavoratori in mobilità esclusi a gennaio; e sempre venerdì, nonostante il parere contrario dei Revisori dei conti, il consiglio comunale ha approvato la nascita della nuova società Rap, che prenderà il posto dell’Amia, mettendo il sindaco nelle condizioni, domani, di poter fare la propria proposta al tribunale. E il tutto con un voto praticamente trasversale, con le opposizioni che hanno messo il silenziatore e hanno fatto passare in poche ore un provvedimento che, in altri tempi, avrebbe richiesto mesi. Il risultato, così, è stato sotto gli occhi di tutti: nessuna contestazione, niente proteste, niente fischi. Solo applausi, ai Quattro Canti, e trecentomila persone tra il Cassaro e il Foro Italico pronte a stare con il naso all’insù guardando Orlando salire sul carro a pronunciare la fatidica frase. Segno, probabilmente, che la luna di miele tra il sindaco e i palermitani, al netto di tutto, ancora continua.

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