Cerca

miseria della filosofia

Mercoledì 10 luglio ho assistito alla prima serata di una manifestazione culturale a Macerata. Ospiti Nicla Vassallo, docente di filosofia teoretica all’Università di Genova ed Anna Longo, giornalista RAI, coautrici di un libro intitolato “Conversazioni”, un dialogo divulgativo sulla filosofia. Pensavo dunque di assistere, seppure nella presentazione di un libro, alla proposizione di riflessioni e pensieri su concetti fondamentali della filosofia. La dottoressa Longo si è presentata facendo rilevare che non tutti i giornalisti dicono la verità, con la domanda retorica “Voi non credete a tutti i giornali, vero?”. La professoressa Vassallo ha avvertito che era la prima volta che si cimentava in un’opera divulgativa, sempre impegnativa e difficile, mentre per lei era abituale occuparsi della sua scienza, ad un primo livello quando si confronta con colleghi, quindi pari grado, e ad un secondo livello con gli studenti. Dunque noi, eventuali fruitori delle conoscenze concesse con il libro, saremmo al terzo e più basso livello (forse in funzione delle capacità di comprensione degli argomenti trattati). Ha tenuto a precisare che la filosofia è una scienza, al contrario ad esempio dell’economia che non lo è. Così come bisogna distinguere tra buona divulgazione scientifica e cattiva divulgazione. E’ cattiva divulgazione ad esempio quella che fanno i suoi colleghi filosofi sulla stampa quotidiana. E qui introduce i primi argomenti di riflessione. I concetti di vero/falso e del diffuso conformismo. Sul primo argomento, dopo aver premesso che le sue citazioni prese dalla realtà non volevano esprimere giudizi o posizioni politiche, ha nominato una sequenza di persone che rappresenterebbero attestazioni di falsità. A partire dall’economista Tremonti (che economista non è), che sarebbe sempre stato ottimista quando sopraggiungeva la crisi economica che ancora persiste (“e non l’ha mai né prevista né ammessa”); per passare poi allo stesso Monti, colpevole anch’egli di essere stato menzognero. Poi ovviamente si è arrivati alla citazione di Berlusconi, con gli ovvi riferimenti a frizzi e lazzi, mentre una personalità politica dovrebbe avere un comportamento moralmente inattaccabile (ma che c’entra con vero/falso?). Ha continuato con George Bush che avrebbe mentito sulla presenza di armi chimiche in Iraq, e con Strauss-Kahn, che avrebbe mentito sul suo peccato nell’Hotel newyorkese e di cui ha detto, rispetto al suo impegno come direttore generale del FMI, che aveva ben altro di cui occuparsi. Per finire con il Papa, menzognero quando ha affermato che Pietro e Paolo non avevano banche, perché a quei tempi le banche non esistevano. La professoressa non ha cognizione della possibilità che qualcuno si possa esprimere con esempi, soltanto per rendere con immediatezza il senso dell’affermazione che supportano? Strano vista la sua modalità di divulgazione. Ha poi introdotto il concetto di stupido, riferito alle persone che non dicono il vero, per il quale ha fatto riferimento ad una definizione dello storico economico Carlo Cipolla:”Ci sono gli stupidi che danneggiano la società”. Al termine di questo groviglio di opinioni, che mi sembra niente avessero a che fare con la divulgazione filosofica, quando è stata concessa la parola al pubblico presente, e dato che la professoressa ha chiarito che si aspettava interventi anche di contrasto, com’era abituata per la sua frequentazione di ambienti culturali americani, sono intervenuto, proponendo il sunto dell’intervento per poter appunto porre la questione che non si era parlato di argomenti filosofici. Le ho fatto notare che aveva affermato che i filosofi mentono e che lei stessa lo era, ma ha ribattuto che si riferiva solo a quelli che scrivono sui quotidiani. Ho evidenziato la sequenza di personalità che “casualmente” aveva proposto, “senza alcuna volontà da parte sua di far emergere posizioni politiche personali”. Riferendomi per brevità soltanto all’ultimo dei casi citati, Strauss-Kahn, ho fatto notare che si trattava piuttosto di un emblema dell’uso politico di comportamenti che certamente erano recidivi, ma che nel momento in cui forse servivano per colpire una persona, venivano portati all’evidenza dell’opinione pubblica. La professoressa ha convenuto con fastidio, ricordando che in effetti il nominato sembrava uno dei possibili candidati alle presidenziali francesi. Ha però evidenziato, che un tale comportamento aveva provocato una forte reazione in un Paese, gli Stati Uniti, in cui c’è un forte senso morale. Affermazione da me messa in dubbio, per alcuni casi in cui la realtà dei fatti è stata ben celata, pur trattandosi di circostanze moralmente discutibili. Rispetto al concetto di “stupido” ho rilevato che, se non spiegato, si prestava ad interpretazioni diverse, a seconda del significato che il lettore attribuisce al termine. Secondo me, si deve sempre tener conto del significato per il destinatario, piuttosto che di quello che sottintende l’autore. La professoressa e la giornalista si sono scatenate in considerazioni tendenti a screditarmi per incompetenza. La professoressa, trasferendomi dal livello tre al livello due di studente, credendosi su una cattedra ad interrogare esaminandi, mi ha chiesto “Mi dica la definizione di stupido!”. Alla mia mancata risposta ha proseguito:”Allora gliela dico io …”, citando Carlo Cipolla. Ho inutilmente tentato di riaffermare che non era importante la definizione, ma il senso che danno i lettori, e questo vale anche per l’informazione giornalistica e la comunicazione in genere, talvolta approssimativa e imprecisa, al punto da ingenerare confusione nel destinatario. Ma il dialogo, piuttosto agitato, in cui si era trasformata la mia iniziale intenzione di domanda, è stato interrotto, per la lunghezza dell’intervento che si era trasformato in un confronto. Avrei voluto far notare che quella definizione, non poteva proprio ritenersi scientifica e che si prestava a pericolose derive. Chi infatti stabilisce quali categorie di persone danneggiano la società e quindi sono stupide? E’ una definizione ottima anche per personaggi ormai storici del secolo scorso, che potevano tranquillamente affermare che certe categorie di persone danneggiavano la società, (quindi erano “stupide”?) ed in quanto tali andavano eliminate (olocausto perpetrato dai nazisti, gulag sovietici, sterminio in genere degli oppositori, Cina maoista?). Comunque è sufficiente affermare che qualcuno è stupido, lasciando a ciascun ascoltatore la libera soggettiva interpretazione, per condannarlo all’infamia e alla denigrazione collettiva. Ma dov’è la filosofia in questi argomenti ed in questo modo di proporli? Non mi sembra proprio che la professoressa abbia reso un buon servigio alla filosofia, quanto piuttosto l’abbia ridotta ad uno strumento di discussione da salotto “filosoficamente stupido”, con grave danno per la società, oltre che per la stessa filosofia. Se questo è lo stato della divulgazione filosofica, intesa come divulgazione scientifica, poiché la filosofia per la professoressa Vassallo è una scienza esatta, temo che sia il livello dei divulgatori piuttosto basso e non quello dei lettori, che è sicuramente più alto di quanto non credano i divulgatori scientifici.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog