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La filantropia tributaria dello stato Italiano è uno statu quo

L’incidenza della tassazione locale tocca quota +500%: imprese e famiglie sono con il cappio al collo. Il sinedrio del parlamento romano l’ha deciso nel lontano 1992, e da allora per gli italiani non rimane altro che subire in silenzio la vessazione usurante di uno stato impositore, il quale, nonostante il susseguirsi di vari esecutivi d’impronta declinante e risanatrice (in tema fiscale), non ha fatto altro che creare un efficiente macchina tributaria che supera di molto la radiazione elettromagnetica della luce. Insomma appare ben chiaro che la situazione ormai è arrivata ad un punto di non ritorno, diminuire la tassazione forse serve a ben poco, o forse no, in fondo lo stato bisogna mantenerlo, e se tagliamo anche le entrate correnti derivanti dalle imposte dirette e indirette, significherebbe aprire in anticipo la porta del default sistemico, visto l’andamento dei conti pubblici, e non solo, i titoli di stato prima o poi bisogna pure rimborsali. Perdersi nei meandri delle percentuali serve a ben poco, i conti sono presto fatti, l’apporto negativo degli interessi di spesa, le uscite primarie delle amministrazioni decentrate e l’incisività dei costi sostenuti dagli enti sociali, rappresentano la neoplasia massificante che ha lentamente distrutto il sistema sociale dell’intera nazione. L’impatto quantitativo e qualitativo non ha solo ridotto il potere d’acquisto di famiglie e imprese, ma ha creato un aberrante surrealismo che ha scosso le fondamenta del nucleo centrale della società umana, costituito da genitori e figli. Il dramma della crisi miete vittime ogni giorno, i numeri fanno paura, i fallimenti ed i licenziamenti superano ogni forma razionale d’immaginazione, e se contiamo i padri di famiglia che si sono uccisi per colpa di quella dignità sottrattagli dai governati capitolini, ci rendiamo conto che lo stato diventa il mandante occulto di una strage silenziosa, che si poteva benissimo evitare. Ma come spesso accade chi comanda fa i propri interessi, mercificando l’essere umano, facendolo diventare un insieme di caratteri alfanumerici, riconosciuto solo dal codice fiscale, rinnegando il principio unico della carta costituzionale “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. In sostanza lo stato italiano impone le tasse, garantendo il suicidio assistito a chi non le può più pagare.

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