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Pensando alla nostra situazione economica

Pensando alla nostra situazione economica finanziaria: pensioni minime che non permettono di arrivare neanche alla metà del mese, assenza di lavoro sia per giovani, ma anche per quarantenni e cinquantenni che all’improvviso si sono ritrovati senza occupazione e spesso senza ammortizzatori sociali adeguati, mi chiedo come mai lo Stato intervenga in maniera, secondo me discriminante, a favore degli extracomunitari e non pensi alle situazioni concrete esistenti nel paese. Non si pensi che io sia razzista, cristianamente bisogna pensare ad aiutare tutti, ma che tutti siano aiutati in egual misura. Mi ha colpito un articolo della legge 388 del 2000, dell’allora governo Amato, tuttora in vigore, dove gli extracomunitari con carta di soggiorno possono richiedere all’Inps la pensione per i propri genitori o parenti che abbiano più di 65 anni. Basta infatti farli arrivare in Italia grazie alla legge sui ricongiungimenti familiari e l’Inps eroga a queste persone che non hanno mai versato un contributo, una pensione di 550,50 euro mensili per tredici mensilità, pari a 7.156 euro all’anno. La legge stabilisce infatti che gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi, oppure sono sotto la soglia dei 5.000 euro annui, hanno diritto a quella che una volta si chiamava “pensione sociale”. Una volta arrivato in Italia, il parente anziano autocertifica l’assenza di reddito, e il gioco è fatto. La pensione minima degli italiani non supera invece i 500 euro, anche quella di chi ha versato i contributi per un’intera vita. Alla luce di quanto ho descritto mi viene la seguente riflessione: utilizziamo il denaro pubblico prima di tutto per i nostri genitori anziani o per italiani in gravi situazioni economiche. Firma: P.G. Paolo Gnesotto

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