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Dai Concorsi ai Concorsi: il futuro della scuola italiana

C’erano una volta, una quarantina di anni fa ormai, i concorsi pubblici per diventare docenti. Gli stessi “giudici”, o qualche loro “segretario”, che avevano già giudicato e laureato i baldi aspiranti, due o tre anni dopo li processavano in secondo grado, per dire a molti di loro: <>. Purtroppo non sempre c’era posto per diffonderla e, quando c’era, non sempre bastava conoscere la materia. Infatti ventitré anni fa i concorsi per docenti sono stati aboliti (mercé del ministro Fioroni). Nozionistici e spesso scorretti nelle procedure, in sostanza non potevano fornire dei docenti adeguati alle nuove sfide della società complessa, ma solo tecnici “aventi diritto”, incapaci di comprendere la persona che sta dentro ogni studente. Nacquero così le SSIS: numero programmato, preselezione, due anni di approfondimenti e di formazione (didattica, pedagogia e psicologia), tirocinio e esamone finale con valore abilitante e concorsuale. Centinaia di migliaia di giovani superdocenti, pluriabilitati, vennero sfornati dalle università italiane per diffondere la luce della didattica del nuovo millennio. Purtroppo, però, nessuno si rese conto del fatto che, per i primi tre\quattro anni di vita, le SSIS non fecero altro che ri-abilitare sic et simpliciter gli ex concorsisti, né che si stavano formando nuove graduatorie, parallele, certo (GaE, di terza fascia), ma pur sempre concorrenti alle vecchie (di prima fascia). Né nessuno si rese conto che le SSIS non bocciavano, non chiudevano, non negavano mai a nessuna facoltà una cinquantina di nuove abilitazioni all’anno. Il risultato? Una guerra fra centauri sparsi nelle diverse graduatorie, una guerra di venti anni, combattuta su una terra che nel frattempo diventava povera e sterile di lavoro, in uno Stato che non assumeva più nessuno. Precariato per l’una e per l’altra fazione. Finalmente, negli anni Dieci del nuovo millennio, la fazione degli ex concorsisti andava estinguendosi e i pensionamenti sembravano potessero aprire un varco: qualche guerriero torna a casa e le GaE scompaiono. E invece cosa si scopre? Le SSIS sono un fallimento! Gli specializzandi si sono tramandati per generazioni gli elaborati, i professori delle università hanno riproposto cose già stantie e le stesse assunzioni tramite le GaE sono incostituzionali. Quindi TFA (by ministro Gelmini con annessi neutrini): un anno stretto stretto di ex SSIS e poi concorsone, il tutto con procedure preselettive, selettive e accertative iperdrastiche, ovviamente sulla carta. Risultato? Parte il concorsone per coprire i pensionamenti (che però sono meno del previsto, e in alcune regione è un’ecatombe di cervelli), e vi possono accedere tutti: i semplici laureati, gli ex concorsisti ancora precari, gli abilitati SSIS, ma non gli abilitati TFA. Durante le procedure, il caos, ci vorrebbe un articolo a parte per raccontare tutto! Per quello che riguarda il nostro discorso, poche decine di posti per migliaia di aspiranti, molti dei quali già “aventi diritto”, in un modo o in un altro. Gli altri? Futuri “aventi diritto”. Infatti il concorso non prevede graduatorie, si assume in base ai posti messi a bando, ma di fatto è abilitante, quindi se ne assumono 10 ma se ne possono abilitare altri 1000 (è questa l’opinione dei disinteressati sindacati che già parlano di graduatorie di merito triennali), senza che abbiano frequentato né SSIS né TFA, ma solamente avendo studiato da autodidatti. Intanto i TFA si concludono, e cosa chiedono allo Stato gli abilitati? Il secondo concorso che era stato loro promesso? No, quello di entrare nelle GaE, cioè fregare i sissini, acquisendone gli stessi diritti, ma con un anno in meno di sacrificio (economico e psico-fisico). Del resto molti TFA sono anche ex sissini, quindi… tutto torna, o quasi. Sì, perché in Italia ci sono anche le graduatorie di Istituto, quelle dei tappabuchi e degli incapaci ovvero quelli secondo cui il lavoro è un diritto a prescindere dal merito. Gente che oltre all’esame di laurea non ha mai superato nessuna preselezione né acquisito nessun titolo. Lavoratori onestissimi (quasi tutti), per carità, ma che evidentemente sono frutto della trascuratezza\corporativismo del sistema italiano, perché un sistema serio, con migliaia di abilitati a spasso, avrebbe dovuto sfruttare\valorizzare loro piuttosto che permettere a gente senza qualifica di svolgere un lavoro per il quale è richiesta un’abilitazione professionale. Ebbene costoro, in base a una normativa europea, che evidentemente non tiene conto delle anomalie italiane (perché impensabili in un normale paese civilizzato), hanno diritto ad essere automaticamente abilitati dopo tre anni di lavoro a scuola: nascono, quindi, in questi giorni, i PAS. Ottantamila o forse più baldi\blandi intellettuali che, senza essersene mai fregati gran che di quello che accadeva nel mondo, accontentandosi di quello che cadeva dal cielo, senza superare nessuna preselezione, senza nessun presumibile sforzo intellettuale e a prescindere dalla loro preparazione, tra un anno avranno in tasca lo stesso pezzo di carta –e quindi gli stessi diritti- dei TFA, che nel frattempo –quasi sicuramente- avranno ottenuto gli stessi diritti delle SSIS, che a loro volta avevano ottenuto gli stessi diritti dei Concorsi pubblici che oggigiorno, indetti senza criteri stabiliti cioè a discrezione del MIUR, possono annullare in ogni momento ogni precedente e permanente graduatoria. Insomma, gran soddisfazione per tutto il popolo italiano! A Settembre –strutture murarie e Spread permettendo- tra esuberi DOP, concorsisti (vecchi e nuovi), sissini e abilitati in vario modo- avremo sicuramente il paese pieno di docenti qualificati. Discenti forse pochi, dato che non si fanno più figli. Ma a giugno tutte le strutture balneari sicuramente saranno già piene. Infatti, credo, molti cari colleghi di ruolo, figli del boom economico e della Guerra fredda, che di solito a causa di qualche dirigente troppo zelante o qualche collega invidioso hanno difficoltà ad evitare tutto il lavoro sporco (gli esami di Stato, i corsi di recupero e gli esami di agosto), quest’anno potranno godersi lunghe ferie con più serenità, cioè con un certificato medico più leggero e una lista precari più lunga.

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