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Ci risiamo

Caro direttore, ci risiamo. Come sempre succede all'indomani di una tragedia stradale si moltiplicano gli interventi degli opinionisti di professione per stabilire cause e concause e per suggerire gli infallibili rimedi per il futuro, tutti partoriti dalle loro menti eccelse. Questi benpensanti trovano il capro espiatorio di ogni incidente sempre e solo nella conformazione della strada: ora è troppo larga ora è troppo stretta, ora e troppo illuminata ora e troppo buia, ora è troppo diritta ora è piena di curve, ora è in salita ora è in discesa. Propongono leggi nuove, sempre più nuove, che cambino le strade, modifichino i limiti di velocità, inaspriscano le sanzioni, chiudino le discoteche, cambino il colore delle strisce pedonali. Nessuno mai inquadra il problema nella sua vera fisionomia ovvero un semplice fatto di educazione. La patente di guida non è roba per tutti. Ci vogliono precisi requisiti culturali oltreché fisici e psicologici. Il volante in mano e gente nervosa, ignorante, arrogante e presuntuosa diventa un'arma micidiale. Fino a quando sulle nostre strade circoleranno persone che credono di mostrare la propria intelligenza, la propria cultura, il proprio valore sociale, la propria abilità, il proprio coraggio maneggiando un'automobile a cdc (sta per cazzo di cane) i seimila e passa morti all'anno ce li dovremo tenere, altro che cuori infranti, tragedie immani e dolore per l'intera nazione. Coloro che viaggiano a 200 all'ora dove si dovrebbe andare a 50, coloro che marciano attaccati alla targa del veicolo che precede, coloro che sorpassano nelle curve, coloro che nemmeno vedono la segnaletica, coloro che viaggiano a sinistra della carreggiata perché convinti che stare sulla destra significhi essere fascisti, coloro che devono far vedere di che pasta sono fatti, non possono circolare sulle strade. Quindi è bene lasciare alle ortiche l'ipocrisia, il finto cordoglio, la finta commozione di chi dovrebbe educare, istruire, sorvegliare e non lo fa.

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