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in tribunale? devi sperare nel giudice che ti capita

Dal sole 24 ore: “”Corte di cassazione - Sezione III penale – Sentenza 1° agosto 2013 n. 33187 (Guida al Diritto) 01 agosto 2013 Cassazione, abuso del diritto ridimensionato La Cassazione ridimensiona l’abuso del diritto in ambito fiscale. Nessun reato, infatti, può essere contestato al contribuente senza indicare quale norma anti elusiva - specificamente prevista dalla legge - sia stata violata. Non basta, dunque, il semplice richiamo ad una violazione del “generico principio di buona fede e correttezza” contenuto nell’articolo 10 dello Statuto del contribuente. Lo ha deciso la terza Sezione penale della Corte di cassazione, con la sentenza 33187/2013 di ieri, annullando una ordinanza del tribunale di Bari che rigettava l’istanza di riesame di un contribuente contro il provvedimento di convalida di sequestro preventivo per equivalente. Il caso ero quello di un soggetto che aveva presentato una dichiarazione irrisoria, 5 euro, a fronte di un giro di affari cospicuo, al fine di eludere i controlli automatizzati. Secondo i giudici di Piazza Cavour però anche in questo caso non si risponde di omessa presentazione della dichiarazione e neppure di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, ma piuttosto per dichiarazione infedele, una volta superata la soglia di punibilità. Al contrario, il tribunale di merito aveva ritenuto che sussistesse il fumus del reato previsto dall’articolo art. 5 Dlgs 74/2000 e dunque aveva adottato la misura cautelare, assumendo che l’istante avesse posto in essere un vero e proprio abuso del diritto tributario: e ciò nonostante fossero state formalmente presentate le dichiarazioni. Secondo la Corte di merito, infatti, l’adempimento era da considerarsi “soltanto strumentale allo scopo di evitare la sottoposizione delle società in questione ad accertamenti automatizzati”. Dunque, osserva la sentenza, “il tribunale ha apoditticamente ritenuto che ci si trovasse in presenza di un abuso di diritto, senza indicare quale norma anti elusiva, specificamente prevista dalla legge sia stata violata”. E neppure, prosegue la Corte, “ha indicato quale sia stato li risparmio fiscale ottenuto attraverso l’operazione posta in essere”. Per queste ragioni la Suprema corte ha annullato, con rinvio, l’ordinanza impugnata perché il Tribunale accerti in quale ipotesi di elusione, specificamente prevista dalla legge, sia inquadrabile la fattispecie concreta ed il risparmio fiscale che ne sia derivato. Il Tribunale dovrà anche accertare se il reato possa, piuttosto, essere riqualificato in quello di dichiarazione infedele, art. 4 Dlgs 74/2000, sempre che sia stata superata la soglia di punibilità. In ultimo, ricorda la Cassazione: “È indubitabile che per disporre il sequestro per equivalente nei reati tributari, non sia sufficiente la configurabilità del reato, essendo necessario Individuare un profitto o un prezzo”. Mentre il tribunale, osserva la sentenza, “ha sostanzialmente omesso l’indagine in proposito, dal momento che, anche alla luce delle deduzioni difensive, non ha accertato se attraverso il complesso di atti posti in essere si era determinata una “deminutio” patrimoniale che avrebbe potuto impedire il soddisfacimento della pretesa erariale, con conseguente profitto dell’agente.”” Bisogna vedere quale giudice ti capita e se gioca sporco o pulito!!!! A me pare che la Corte di Cassazione ha ragione, le conclusioni del giudice di merito non sono male! Le indagini da cui è scaturita l’azione penale da chi sono state condotte?

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