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In nome del popolo italiano torni a parlare la politica

Vorrei sbagliarmi, vorrei tanto sbagliarmi, ma ho come l’impressione che ieri, purtroppo, non sia stata giudicata una frode fiscale ma la storia di un uomo, la storia di milioni di italiani, la mia storia. La storia di chi ha deciso di fare politica cavalcando un sogno, il sogno di poterlo cambiare davvero questo paese. Non sono mai stato un discepolo della dottrina del fideismo, eserciti di Silvio e compagnia cantante le ho sempre considerate manifestazioni alla stregua del più becero folklore. Ho fatto una scelta cosciente, non un atto di fede, quando ho sposato il progetto politico di Berlusconi e di Forza Italia come unica alternativa credibile al conservatorismo burocratico di un centrosinistra figlio del peggio della Prima repubblica. Berlusconi non potrà più ricoprire cariche pubbliche, una vittoria di Pirro, un contentino per chi affronta la vita e la politica guidato dall’odio. Noi l’odio non sappiamo cosa sia, portiamo il sole in tasca, lo tireremo fuori come un sorriso, per noi e per gli altri. Con questo sorriso continueremo le nostre battaglie, quelle di sempre, convinti che, se non cambieremo questo paese, se non abbatteremo le resistenze dei burocrati e degli ordini dello Stato che si trasformano in poteri autonomi e impazziti, la sorte toccata oggi a Berlusconi sarà quella di chiunque altro in futuro vorrà cambiare lo status quo. La sentenza di ieri è stata pronunciata in nome del popolo italiano. Io vorrei che in nome del popolo italiano tornasse a parlare la politica. Niccolò Macallè 26 anni Coordinamento Pdl Firenze

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